LA FAMIGLIA: UNA PIETRA ANGOLARE DELLA SOCIETÀ

By Mons. Antonio Riboldi
Pubblicato il 1 Luglio 2016

 

Tanti si chiederanno come mai la chiesa, e in modo particolare il santo padre, da tempo, alzino la loro voce profetica, intesa a ricordare a tutti, cristiani e non, il grande valore della famiglia. C’è una ragione: si sta assistendo a un attacco frontale a questa che, giustamente, possiamo definire la pietra angolare dell’umanità.

Un tempo il divorzio si è ritenuto una necessità, che genera oggi quella grande piaga che attraversa società, figli, e tanta gente. Non è certamente il divorzio la soluzione benefica di un matrimonio in difficoltà. Se mai il divorzio crea grandi crepe nella felicità e tanti disorientamenti nei figli, che sono costretti a dividere il loro affetto e la loro crescita da un papà ad un altro, che non li ha generati; o da una mamma a un’altra, che tale non è. E credo che tutti possiamo immaginare l’ombra che cala nell’anima di tanti che iniziano la vita senza più una guida sicura, che sono i propri genitori, la propria famiglia.

Così com’è diffuso in tanti il grande disagio di sentirsi come esclusi dalla comunione, che è potersi sedere alla mensa del Signore… anche se la chiesa continua a tenere aperte le sue porte, affidando tutti alla misericordia del Padre. Poi venne il tempo di dare addirittura la licenza di uccidere i figli con l’aborto, come se una vita, dono di Dio, affidato a genitori, perché conoscesse la bellezza di questo dono, possa essere impedita. Il comandamento non uccidere comincia dal concepimento fino a quando Dio ci richiama alla sua famiglia in cielo. E poi è venuto il momento della famiglia a essere messa in discussione, come non valesse più la parola di Dio: “L’uomo non separi mai ciò che Dio unisce”.

Ho usato il passato prossimo, perché già il caro e santo Giovanni Paolo II aveva colto pienamente la crisi della famiglia. Nell’enciclica Ecclesia in Europa al numero 94 affermava: “La chiesa in ogni sua articolazione deve riproporre con fedeltà la verità sul matrimonio e la famiglia. Non pochi fattori culturali, sociali e politici concorrono infatti a provocare una crisi sempre più evidente della famiglia. Il valore della indissolubilità viene sempre più misconosciuto; si chiedono forme di riconoscimento legale delle convivenze di fatto, equiparandole ai matrimoni legittimi, e non mancano tentativi di accettare modelli di coppia dove la differenza sessuale non risulta essenziale. In questo contesto, alla chiesa è chiesto di annunciare con rinnovato vigore ciò che il vangelo dice sul matrimonio e la famiglia, per coglierne il significato e il valore nel disegno salvifico di Dio. In particolare, è necessario riaffermare tale istituzione come realtà che deriva dalla volontà di Dio. Occorre riscoprire la verità della famiglia, quale intima comunione di vita e di amore, aperta alla generazione di nuove persone; come anche la sua dignità di chiesa domestica e la sua partecipazione alla missione della chiesa e alla vita della società”.

Sono affermazioni che paiono davvero profetiche, se pensiamo alle legalizzazioni attuate, ma soprattutto al grande risveglio dei credenti. Nonostante il grande clamore di coloro che non riescono a concepire la famiglia come sogno di Dio, rimangono tanti coloro che, credenti o no, vedono nel matrimonio, e quindi nella famiglia, una pietra angolare della società stessa. Ma bisogna che tutti diventiamo sentinelle che la difendono, a cominciare dalla preparazione seria dei figli al matrimonio, al coltivare quella spiritualità, nelle famiglie, che le rende chiese domestiche, sapendo vedere nel matrimonio la vocazione alla santità che Dio ha dato a due che vogliono essere una cosa sola, sostenuti dal sacramento del matrimonio, che altro non è se non Gesù che ispira, dà forza, fa santi proprio nel matrimonio. Davvero il matrimonio, visto come vocazione di Dio, non solo è la volontà del Padre, ma è la via tracciata per il regno, sia pure attraversando questa valle di prove, di momenti belli e di momenti di difficoltà: una vera ascesi della carità, sorgente della gioia dell’amore!

Tra le osservazioni della teologa Serena Noceti, vicepresidente dell’Associazione teologica italiana, contenute nella guida alla lettura dell’esortazione apostolica Amoris laetitia, si legge: “L’indicazione che segna fin dal titolo stesso, appunto Amoris laetitia, è proprio il sottolineare l’amore. Ma il papa sceglie di presentare l’amore non in maniera astratta, ma attraverso il richiamo alla prima lettera ai Corinzi, al capitolo 3,13 – il famoso inno alla carità, scritto da san Paolo alla comunità di Corinto – dove troviamo 15 verbi. Il papa presenta questi verbi per indicarci che l’amore non esiste astrattamente, ma l’amore si incarna, si manifesta, si fa figura di amore, in tutte le relazioni: primariamente, quella di coppia e poi soprattutto la relazione genitoriale”.

Diventiamo sentinelle consapevoli, leggiamo e riflettiamo insieme su questa esortazione apostolica e sentiamoci personalmente e comunitariamente interpellati. Lasciamoci guidare dallo spirito dell’amore, voliamo alto!

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