L’AMERICA VOLTA PAGINA

Joe Biden subito al lavoro
By Gino Consorti
Pubblicato il 28 Gennaio 2021

Andremo avanti con velocità e urgenza – ha annunciato IL PRESIDENTE DEGLI STATI UNITI nel discorso di insediamento – perché abbiamo molto da fare, molto da riparare, molto da ripristinare, molto da curare, molto da costruire e molto da guadagnare”. Chi pensa però che il trumpismo sia stato archiviato rischia di avere un brutto risveglio…

L’America volta pagina. Dopo il giuramento di Joe Biden, 46esimo presidente, avvenuto in un Campi-doglio blindato, il paese di George Washington e di John F. Kennedy si trova dinanzi una serie di sfide fondamentali e urgenti. Natural-mente sullo sfondo resta lo sconcerto per l’assalto armato dello scorso 6 gennaio a Capitol Hill, dove un gruppo di sostenitori del presidente uscente Donald Trump ha fatto irruzione per contestare il risultato elettorale. Quel giorno, infatti, era in calendario la conferma dell’elezione di Joe Biden da parte del Congresso. Il bollettino della rivolta ha contato cinque morti, 13 feriti e 52 arresti, oltre a ingenti danni. Senza dubbio un brutto colpo al cuore di quella che è considerata la più grande democrazia del mondo. Un segnale di crisi della democrazia statunitense? Sarà la storia a fornirci eventuali risposte in questa direzione. Certo, però, chi pensa che il trumpismo sia stato archiviato rischia di avere un brutto risveglio. Sicuramente i rapporti con il Partito Repubblicano hanno toccato il punto più basso, anzi sono andati letteralmente in frantumi. Ma guai a dare per “morto” Trump. Anche perché i sondaggi eseguiti subito dopo l’assalto al Campidoglio hanno visto una larga maggioranza non “approvare” ma “capire” le parole del presidente uscente. Nono-stante tutto, dunque, anche dopo la seconda procedura di impeachment avviata lo scorso 13 gennaio, il tycoon è ancora molto popolare. Piaccia o no può contare su tanti fedelissimi che ritengono abbia perseguito politiche vincenti per il lavoro, abbia fatto bene a ritirare il Paese dagli accordi sul clima di Parigi e anche a fornire il pieno sostegno a Israele. Insomma, a loro dire un grande presidente. Sicuramente la realtà di quattro anni di presidenza Trump ha raccontato ben altre cose, ma questo dà la misura di come una buona fetta dell’America sia disposta a credere ancora in lui, a dargli un sostegno incondizionato.

Intanto le cronache a stelle e strisce raccontano che Trump stia pensando alla creazione di una nuova formazione politica (il Partito dei Patrioti?) mettendosi quindi definitivamente alle spalle il partito Repubblicano.

Ma torniamo ai faldoni che occupano la scrivania dello Studio Ovale del nuovo inquilino della Casa Bianca. Sicuramente la lotta alla pandemia è in cima alle priorità visto che gli Stati Uniti è il paese più colpito dal Coronavirus. Sono stati superati i 24 milioni di casi mentre si contano oltre 400 mila morti. Nel giorno dell’ Inauguration day Biden ha firmato ben 17 ordini esecutivi che puntano a ribaltare la politica trumpiana: dall’iter per dare cittadinanza a circa 11 milioni di immigrati che vivono negli Stati Uniti illegalmente, all’immediata interruzione della costruzione del muro di confine tra Stati Uniti e Messico. Sicuramente tra gli impegni più duri che si troverà ad affrontare il 46esimo presidente degli Stati Uniti c’è quello della riconciliazione nazionale. Sanare le profonde ferite lasciate dalla gestione Trump e dall’estrema personalizzazione dell’azione governativa, non sarà cosa semplice, soprattutto se la ventilata intenzione del tycoon di candidarsi alla prossima tornata elettorale del 2024 assumerà contorni più definiti…

Andremo avanti con velocità e urgenza – ha annunciato Joe Biden nel discorso di insediamento – perché abbiamo molto da fare in questo inverno di pericoli e possibilità significative. Molto da riparare, molto da ripristinare, molto da curare, molto da costruire e molto da guadagnare. Poche persone nella storia della nostra nazione sono state più sfidate o hanno trovato un momento più impegnativo o difficile di quello in cui ci troviamo ora. Un virus capitato in un secolo insegue silenziosamente il Paese. Si è preso tante vite in un anno quante ne ha perse l’America durante la seconda guerra mondiale. Sono andati persi milioni di posti di lavoro, centinaia di migliaia le attività commerciali chiuse, un grido di giustizia razziale da 400 anni ci assale. Il sogno di giustizia per tutti non sarà più rinviato”.

Poi, l’accorato invito all’unità. “Oggi, in questo giorno di gennaio, tutta la mia anima è in questo: riunire l’America, unire il nostro popolo, unire la nostra nazione. E chiedo a ogni americano di unirsi a me in questa causa. Unirsi per combattere i nemici che affrontiamo: rabbia, risentimento e odio, estremismo, illegalità, violenza, malattie, disoccupazione e disperazione. Con l’unità possiamo fare grandi cose, cose importanti. Possiamo correggere gli errori. Possiamo dare un buon lavoro alle persone. Possiamo far studiare i nostri figli in scuole sicure. Possiamo sconfiggere il virus mortale. Possiamo premiare il lavoro e ricostruire la classe media e rendere l’assistenza sanitaria sicura per tutti. Possiamo fornire giustizia razziale e possiamo rendere l’America ancora una volta la forza trainante del bene nel mondo. So che parlare di unità può suonare ad alcuni come una stupida fantasia di questi tempi. So che le forze che ci dividono sono profonde e reali. Ma so anche che non sono nuove. La nostra storia è stata una lotta costante tra l’ideale americano secondo cui siamo tutti uguali e la dura e brutta realtà che il razzismo, il nativismo, la paura, la demonizzazione ci hanno a lungo separati”.

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