IL PROGRESSO DELLE GIOVANI CHIESE

By Carlo Ghidelli
Pubblicato il 3 Giugno 2016

L’opera dell’impianto della chiesa in un determinato raggruppamento umano raggiunge un a mèta precisa, allorché la comunità dei fedeli, inserita ormai nella vita sociale e in qualche modo adeguata alla cultura locale, gode di una certa stabilità e solidità. Torna qui l’espressione plantatio Ecclesiae che richiama l’icona biblica della chiesa come campo di Dio, di cui parla anche Lumen gentium 6: una immagine tratta dal mondo agricolo che illumina una realtà umana e divina, quale è la chiesa di Dio, che conosce i tempi e le stagioni della storia nella quale vive e alla quale in qualche modo deve adattarsi.

 

  1. Fedeli maturi in ogni campo

In queste giovani chiese la vita del popolo di Dio deve giungere a maturità in tutti i campi della vita cristiana, da rinnovare secondo le norme di questo concilio.

Parlando di maturità in ogni campo sembra che i padri conciliari abbiano presente la situazione di quelle giovani chiese che, essendo state fondate da pochi decenni, hanno ancor più bisogno (forse hanno anche meno difficoltà) di adeguare le loro istituzioni e ministeri alle istanze rinnovatrici del Vaticano II.

Direi che, come i padri conciliari delle terre di missione hanno dimostrato di essere aperti alle sane novità del concilio, molto più di tanti altri vescovi di altri continenti – cosa non del tutto scontata ma decisiva per il buon cammino e il buon esito del concilio stesso – così oggi le loro comunità si trovano nella necessità di rinnovarsi alla stregua delle indicazioni conciliari, non solo in materia liturgica, ma anche e soprattutto nella organizzazione della vita interna alle singole chiese particolari.

  1. In cammino verso l’autonomia

È un cammino necessario, questo, anche se non facile, dati i tempi nei quali viviamo. I padri conciliari scrivono, a proposito: “Queste chiese devono organizzare il lavoro pastorale comune… così che a poco a poco siano in grado di provvedere a se stesse e di portare aiuto alle altre” (n.19). Quando una chiesa giovane arriva a questo traguardo significa che ha raggiunto un buon grado di maturità.

È da intendersi bene quindi l’autonomia della quale parlano i padri conciliari. Non si tratta di rivendicare una propria autosufficienza per contrapporsi ad altre chiese o addirittura alla chiesa di Roma, che è la madre di tutte le chiese; si tratta invece di una autonomia per la quale le chiese si rendono atte a servire altre chiese e a condividere con esse i beni spirituali e materiali che posseggono.

In questo modo l’autonomia della quale si parla diventa disponibilità alla comunione e al servizio reciproco: comunione di tutti i beni e servizio prestato con gioia, nella certezza che, come ha detto Gesù “vi è più gioia nel dare che nel ricevere” (Atti 20,35).

 

  1. Chiesa particolare e chiesa universale

La chiesa particolare, dovendo rappresentare nel modo più perfetto la chiesa universale, abbia la piena coscienza di essere inviata anche a coloro che non credono in Cristo e convivono nello stesso territorio, per costituire, con la testimonianza di vita dei singoli fedeli e della comunità tutta, il segno che addita il Cristo” (n.20).

I padri conciliari riprendono qui un pensiero che avevano già chiaramente espresso nel numero precedente. Se lo fanno significa che per essi era molto importante ribadire questo legame tra chiesa universale e chiese particolari.

Questo è vero, e cerchiamo di coltivarlo, anche in paesi che non sono di missione; e il motivo è molto semplice. La chiesa di Cristo è una sola e, pur rinascendo nelle diverse parti del mondo, rimane una e indivisibile, dato che le chiese particolari non costituiscono una parte della chiesa universale ma sono una sua attualizzazione fedele e completa.

 

Missionari in casa nostra Alludo al fatto che da non pochi anni stiamo assistendo al fenomeno di preti e suore dei paesi di missione che vengono in Europa per aiutare queste nostre chiese, sia a motivo della carenza di vocazioni in casa nostra sia per un provvidenziale scambio di energie tra chiese antiche e chiese nuove. Personal-mente ritengo che questo costituisca un grande dono di Dio alla chiesa di Cristo per il reciproco arricchimento spirituale che si sta realizzando.

Parole di papa Francesco Proprio nel momento in cui scoppia la persecuzione, scoppia la missionarietà della chiesa. E questi cristiani erano arrivati fino alla Fenicia, a Cipro e ad Antiochia e proclamavano la parola (cfr Atti 11,19). Ave-vano questo fervore apostolico dentro; e la fede viene diffusa così. La chiesa va avanti così. Di chi è questa iniziativa di parlare ai greci? È dello Spirito Santo, colui che spingeva di più, di più, di più, sempre.

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