IL LAVORO VERSO LA PARITÀ’

novità in materia di conciliazione vita-occupazione
By Fabrizio Quarchioni
Pubblicato il 1 Giugno 2013

È UN PRIMO PASSO, MA TRACCIA UNA LINEA PRECISA CON LA QUALE I MASCHIETTI DOVRANNO CONFRONTARSI CON LA CONSAPEVOLEZZA CHE GLI IMPEGNI PER LA CURA DEI FIGLI ANDRANNO SEMPRE PIÙ CONDIVISI… Conquistare un lavoro, oggigiorno, è diventato complicato per tutti. Anche tenerlo non è facile, specie se si tratta di donne che operano nel campo dei servizi e del manifatturiero. Problematiche culturali, sociali e familiari ostacolano, da sempre, la piena conquista della parità di genere per l’accesso nel mercato del lavoro. Al fine di ridurre questo gap, sono state recentemente adottate delle iniziative, volte a migliorare la conciliazione tra vita e lavoro, che dovrebbero giovare a un riequilibrio di ruoli e responsabilità.

La prima iniziativa riguarda l’istituzione di voucher di cura (in alternativa al congedo parentale) da utilizzare per l’acquisto di servizi di baby sitting, ovvero quale contributo per fare fronte agli oneri della rete pubblica dei servizi per l’infanzia o dei servizi privati accreditati, da utilizzare negli undici mesi successivi al congedo obbligatorio, per un massimo di sei mesi. Al beneficio possono accedere esclusivamente le madri, anche adottive o affidatarie, che siano lavoratrici dipendenti o libere professioniste, per i bambini già nati (o entrati in famiglia) o quelli la cui data presunta del parto è fissata entro i quattro mesi successivi alla scadenza del bando per la presentazione della domanda. Sono escluse dal beneficio le lavoratrici esentate totalmente dal pagamento della rete pubblica dei servizi per l’infanzia o dei servizi privati convenzionati.

L’importo del contributo è di 300 euro mensili, erogato per un periodo massimo di sei mesi, in alternativa alla fruizione del congedo parentale, con conseguente rinuncia dello stesso da parte della lavoratrice. Le lavoratrici part-time potranno fruire del contributo in misura riproporzionata in ragione della ridotta entità della prestazione lavorativa. Le lavoratrici iscritte alla gestione separata possono usufruire del contributo per un periodo massimo di tre mesi. Il contributo per la fruizione della rete pubblica dei servizi per l’infanzia o dei servizi privati accreditati verrà erogato attraverso pagamento diretto alla struttura prescelta dietro esibizione, da parte della struttura stessa, della documentazione attestante l’effettiva fruizione del servizio, fino a concorrenza dell’importo di 300 euro mensili, per ogni mese di congedo parentale cui la lavoratrice rinuncia. Diversamente, il contributo concesso per pagamento dei servizi di baby sitting viene erogato attraverso il sistema dei buoni lavoro. L’Inps, in questo caso erogherà 300 euro in voucher, per ogni mese di congedo parentale cui la lavoratrice rinuncia. Per accedere al contributo le lavoratrici devono presentare domanda telematica all’Inps stesso, che provvederà a redigere una graduatoria delle lavoratrici ammesse tenendo conto del reddito Isee. La seconda iniziativa, invece, fissa dei principi, in via sperimentale fino al 2015, con i quali si stabilisce che il padre lavoratore dipendente (qualunque sia la tipologia contrattuale di riferimento) ha l’obbligo di astenersi dal lavoro per un giorno (in soluzione unica e non a ore) entro i primi cinque mesi dalla nascita o adozione del bambino. Sempre nello stesso periodo, il genitore può astenersi dal lavoro per altri due giorni (in soluzione unica), anche continuativi, previo accordo con la madre e in sua sostituzione in relazione al periodo di astensione obbligatoria ad essa spettante, con un’indennità a carico dell’Inps pari al 100% della retribuzione. Il datore di lavoro deve essere informato per iscritto dei giorni di assenza con un preavviso di almeno quindici giorni e, fatti salvi i cosiddetti casi di forza maggiore, non sembra che possa rinvenirsi in capo al datore un potere di negazione, in quanto la cura del bambino e la condivisione dei compiti in un momento molto delicato della vita del bambino hanno una importanza primaria.

È un primo passo, ma traccia una linea precisa con la quale i maschietti italiani e abruzzesi  dovranno confrontarsi con la consapevolezza che gli impegni per la cura dei figli andranno sempre più condivisi, anche per consentire alla donna di conquistare una effettiva parità nella carriera lavorativa e professionale.

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