IL RAZZO CHE VOLA IN ORIZZONTALE!

IL MONDO CHE VERRà
By marco staffolani
Pubblicato il 26 Febbraio 2021

Andare su Marte? Sarà questo il prossimo mondo in cui si espanderà la civiltà umana? O vedremo prima le famose basi lunari che ci avevano promesso come seguito del programma Apollo? Prima delle grandi domande è necessario predisporre i mezzi. Un “autobus” lunare (o marziano?) è attualmente in fase di progettazione. L’esperimento più promettente, della compagnia americana SpaceX, è il progetto Starship, un razzo di nuova generazione che promette di portare in orbita ben 100 tonnellate di carico utile alla volta, con il pregio di essere un veicolo completamente riusabile a differenza dei razzi classici che venivano abbandonati e lasciati bruciare nell’atmosfera, dopo aver esaurito compito e combustibile.

Il nuovo progetto ha visto già i suoi primi successi: nel 2019 una versione ridotta (per testare la funzionalità del motore Raptor) ha dimostrato la sua viabilità. Successivamente, nell’anno appena trascorso, abbiamo assistito ad altri “hop”, siglati SN5 e SN6, prototipi in scala 1:1 che hanno eseguito il “salto” da una postazione di lancio ad un’altra librandosi in aria fino ad un’altezza di 150m. Ma il vero spettacolo sono stati i prototipi SN8 (dicembre 2020) e SN9 (febbraio 2021) che hanno abbondantemente superato quota 10 km per poi ritornare a terra e, purtroppo, “deflagrare” con un fallito atterraggio.

Nonostante l’apparente insuccesso, è stata verificata la nuova manovra “belly flop”: la navetta Starship è infatti pensata per rientrare direttamente dall’orbita e non soltanto dall’alta quota di un centinaio di km come fanno tuttora i razzi Falcon 9 della stessa SpaceX. Mentre questi ultimi possono ritornare a casa in verticale, frenando la caduta libera attraverso la retrospinta dello stesso motore che li fa staccare da terra, la Starship è troppo veloce per potersi affidare soltanto a questa tecnica.

Gli ingegneri hanno pensato dunque di dotare il razzo di ali laterali, frontali e posteriori, che ne permettano un maggiore attrito nella fase di rientro. Lo scopo delle ali è allo stesso tempo di frenare la massa in caduta libera, sfruttando la densità sempre maggiore dell’atmosfera che il velivolo incontra avvicinandosi a terra, e anche di stabilizzare l’orientamento del razzo.

Per ottenere il massimo attrito è necessario che il razzo proceda prima inclinato e poi in posizione orizzontale, in una vera e propria caduta che lo porta ad attraversare le nuvole “frenando di pancia”.

Lo spettacolo è massimo quando, a meno di 1 km da terra, per potersi riposizionare per il volo successivo, la lunga colonna d’acciaio deve tornare in posizione verticale e riattivare i razzi per il contro colpo finale che porti la velocità effettiva a 0, con i piedi del razzo all’interno del pad di lancio.

Purtroppo finora la manovra completa non è riuscita, ed entrambi i prototipi SN8 e SN9 sono esplosi toccando il terreno troppo velocemente, spargendo detriti metallici nell’arco di centinaia di metri. Nessun problema di sicurezza, visto che l’area è completamente sgombra dal personale che segue tutti gli avvenimenti attraverso i monitor.

La causa del fallimento è stata l’insufficiente controspinta e la difficoltà di riaccendere i motori dopo aver ruotato completamente la posizione del razzo, causa di cali di pressione nei serbatoi così che il propellente arriva soltanto “a singhiozzo” ai motori.

Tutto questo fa riflettere sulla caparbietà umana di volare, e alle volte sul desiderio prometeico di andare oltre la propria natura, quasi “sfidando gli dei…”. Dunque ci domandiamo: riuscirà la compagnia americana in questo arduo compito di volare fino al prossimo pianeta? Lo vedremo solo nelle prossime puntate della nostra rubrica! Restate sintonizzati!

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