IL DIALOGO è APERTO…

Novità dal sinodo panamazzonico
By Gianni Di Santo
Pubblicato il 2 Dicembre 2019

Il Sinodo dei vescovi per la Regione Panamazzonica che si è svolto lo scorso mese di ottobre in Vaticano ha rappresentato un momento importante di dialogo per tutta la Chiesa universale. Il documento finale che è stato diffuso il 26 di ottobre rappresenta una sintesi e una prospettiva di impegno pastorale forte che vede la Chiesa “alleata” di questa ragione.

Sono almeno tre le novità che sono emerse con più forza dai lavori dei padri sinodali. Due di queste stanno facendo già discutere l’opinione pubblica.

Primo. Di solito la Chiesa ci ha abituato a Sinodi universali (vedi quelli sui Giovani o sulla Famiglia), questo invece è stato un Sinodo che si è rivolto a un particolare territorio, è stato un Sinodo periferico. Per questo motivo, non essendo rivolto alla Chiesa universale, si è soffermato su concrete decisioni da prendere in merito alla vita ecclesiale di “quel territorio”. Nello stesso tempo, proprio per questo suo essere concreto, il Sinodo è diventato “cassa di risonanza” anche per la Chiesa universale. E anche il tema maggiormente discusso, quello ambientale, è diventato paradigma di un impegno forte della Chiesa a favore della salvaguardia del Creato. Il documento, infatti, non nasconde i tanti dolori e le tante violenze che oggi feriscono l’Amazzonia, minacciandone la vita: la privatizzazione di beni naturali, i modelli produttivi predatori, la deforestazione che sfiora il 17% dell’intera regione, l’inquinamento delle industrie estrattive, il cambiamento climatico, il narcotraffico, l’alcolismo, la tratta, la criminalizzazione di leader e difensori del territorio, i gruppi armati illegali. Allo stesso tempo però la Chiesa si pone come madre di una conversione pastorale e missionaria per i popoli dell’Amazzonia.

Il ricco Occidente dovrà ascoltare per forza questo grido che viene dal resto del mondo. Udite parole nuove nelle varie congregazioni: i padri sinodali hanno evidenziato l’importanza di promuovere una politica più partecipativa soprattutto riguardo i temi ambientali e un’economia lontana dalla “cultura dello scarto”.

L’Amazzonia, il polmone verde del pianeta, non può essere abbandonata al suo destino. La situazione inaccettabile del degrado ambientale nella regione panamazzonica va affrontata in modo serio da tutta la comunità internazionale, spesso indifferente di fronte allo spargimento di sangue innocente.

Secondo. Il tema dei viri probati e del diaconato. È una delle proposte emerse per assicurare frequentemente i sacramenti, là dove la carenza dei sacerdoti è particolarmente spiccata. Vista la grandezza del territorio amazzonico, possono passare mesi o addirittura anni prima che un sacerdote torni in una comunità per celebrare la messa o offrire i sacramenti della riconciliazione e dell’unzione degli infermi. In questo senso, il Documento finale propone “di stabilire criteri e disposizioni da parte dell’autorità competente, per ordinare sacerdoti uomini idonei e riconosciuti della comunità, che abbiano un diaconato permanente fecondo e ricevano una formazione adeguata per il presbiterato, potendo avere una famiglia legittimamente costituita e stabile, per sostenere la vita della comunità cristiana attraverso la predicazione della Parola e la celebrazione dei sacramenti nelle zone più remote della regione amazzonica”. Si precisa che “a questo proposito, alcuni si sono espressi a favore di un approccio universale all’argomento”. L’insufficienza numerica dei presbiteri – è stato rilevato – è un problema non solo amazzonico, ma comune a tutto il mondo cattolico.

Terzo. Il ruolo della donna. Il Sinodo esorta a promuovere il ruolo della donna, a valorizzarne la leadership all’interno della famiglia, della società e della Chiesa. Si auspica una “revisione del Motu Proprio Ministeria quædam di san Paolo VI, affinché anche donne adeguatamente formate e preparate possano ricevere i ministeri del lettorato e dell’accolitato, tra gli altri che possono essere svolti” e si chiede la creazione del ministero istituito di donna dirigente di comunità. Il Sinodo mette in luce come dalle numerose consultazioni in Amazzonia sia stato sollecitato il diaconato permanente per le donne.

Al primo briefing del Sinodo, suor Alba Teresa Cediel Castillo (nella foto sotto), delle suore Missionarie di Maria Immacolata e di SS. Caterina da Siena, che vive in Colombia nelle comunità indigene, ha raccontato come “siamo presenti in ogni luogo e facciamo quello che può fare una donna in virtù del Battesimo: accompagniamo gli indigeni e quando i sacerdoti non possono essere presenti e c’è necessità di un battesimo, noi battezziamo. Se qualcuno desidera sposarsi, noi siamo presenti e siamo testimoni di questo amore e di questa coppia. E molte volte ci è toccato ascoltare confessioni, ma non abbiamo dato l’assoluzione: ma nel profondo del nostro cuore abbiamo detto che con l’umiltà con cui questo uomo o questa donna si sono avvicinati a noi per situazioni di malattia, già prossimi alla morte, crediamo che Dio Padre agisca lì”.

Un Sinodo, dunque, che guarda avanti, non solo alla regione Panamazzonica. L’aver instaurato un dialogo su argomenti così “sensibili” rappresenta uno degli aspetti più coraggiosi di questo Sinodo. Papa Francesco dialoga con l’umanità, per una Chiesa semper reformanda.

La sfida ora sarà vedere quanto di queste sollecitazioni emerse dal Sinodo possano diventare prassi ecclesiale anche nel resto del mondo.

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