UN PAESAGGIO UNICO

By Domenico Lanci
Pubblicato il 3 Marzo 2019

Fare deserto» è diventata un’espressione usuale soprattutto durante un corso di esercizi spirituali. Si tratta di una scelta personale o comunitaria per vivere delle ore in luoghi appartati e in silenzio per meditare, pregare e riflettere. Ma il deserto vero e proprio è un’altra cosa. Se lo consideriamo sotto l’aspetto fisico-geografico, evoca una realtà tutt’altro che piacevole. È spaventosamente inospitale. In esso si trova tutto ciò che contrasta con la vita. Sole bruciante, assenza totale di vegetazione, mancanza di acqua, presenza di animali pericolosi e notti rigide. Per farsene un’idea basta leggere il passo dell’Antico Testamento dove si riporta la inquietante mormorazione degli Ebrei contro Mosè e Aronne: “Fossimo morti per mano del Signore nella terra d’Egitto… Invece ci avete fatto uscire in questo deserto per far morire di fame tutta questa moltitudine” (Es 16, 3). Ciò nonostante, la Bibbia attribuisce al deserto un’importanza vitale. Lo considera addirittura luogo privilegiato dell’incontro col soprannaturale, perché è qui che Dio attira l’uomo e gli parla, in quanto c’è assenza di distrazioni e, soprattutto, il silenzio, peculiarità necessaria per udire la voce di Dio. Questo è il motivo per cui ho inserito il deserto tra i santuari.

Pensiamo agli antichi profeti. Tutti, nella profonda solitudine del deserto, hanno percepito la voce di Dio e la missione da compiere. Ne menzioniamo alcuni tra i più rappresentativi. Mosè, dopo quaranta giorni e quaranta notti sul Sinai, riceve le Tavole della Legge. Elia, dopo aver sconfitto i profeti di Baal e aver ristabilito il culto del vero Dio, fugge nel deserto. Poi si interna in una grotta per passarvi la notte. Qui Dio gli rivolge la parola: “Che fai Elia?”; Signore, tutti ti hanno abbandonato. Sono rimasto solo, cercano di togliermi la vita; Dio gli dice: “Su, ritorna sui tuoi passi”. E gli svela che non è rimasto il solo a credere in lui: “Va’ da quel resto di gente che mi sono riservato, torna ad essere il loro profeta”.

Arriviamo all’ultimo profeta dell’Antico Testamento, Giovanni Battista, quello cioè che ebbe da Dio la duplice missione di preparare la strada al Messia e di indicarlo all’umanità. Isaia lo descrive come “Voce di uno che grida nel deserto: preparate la via del Signore” (Is 40,3).

“Ed ecco, mentre tutto il popolo veniva battezzato (da Giovanni) – si legge nel vangelo di Luca – e Gesù, ricevuto anche lui il battesimo, stava in preghiera, il cielo si aprì e discese sopra di lui lo Spirito Santo in forma corporea, come una colomba, e venne una voce dal cielo: Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento”. (Lc 3,1-4; 23).

Il brano che segue narra le tentazioni di Gesù nel deserto. Per alcuni dettagli particolarmente interessanti, ho preferito trascrivere il testo del vangelo di Luca.

“Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano ed era guidato dallo Spirito nel deserto, per quaranta giorni, tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni, ma quando furono terminati, ebbe fame.

Allora il diavolo gli disse: Se tu sei Figlio di Dio, di’ a questa pietra che diventi pane. Gesù gli rispose: Sta scritto: Non di solo pane vive l’uomo, ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio”.

Il diavolo lo condusse in alto, gli mostrò in un istante tutti i regni della terra e gli disse: “Ti darò tutto questo potere e la loro gloria… se ti prostrerai in adorazione dinanzi a me, tutto sarà tuo”. Gesù gli rispose: “Sta scritto, il Signore Dio tuo, adorerai, a lui solo renderai culto”.

Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul punto più alto del tempio e gli disse: “Se tu sei Figlio di Dio, gettati giù di qui. Sta scritto infatti: Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo affinché essi ti custodiscano. Gesù gli rispose: È stato detto: Non tenterai il Signore Dio tuo. Dopo aver esaurito ogni tentazione, il diavolo si allontanò da lui fino al momento fissato” (4,1-13).

Ma in quale deserto si ritirò Gesù? A tale riguardo si fanno molteplici ipotesi. Una tradizione sostiene che Gesù abbia trascorso i quaranta giorni di deserto presso il Monte della Quarantena che sovrasta Gerico.

Tuttavia, secondo la descrizione dell’evangelista Matteo, pare che il luogo più plausibile corrisponda al deserto di Giuda, tra la zona orientale di Gerusalemme e il Mar Morto. A poca distanza da Qumràn.

Sottoponendosi alle tentazioni, Gesù ha voluto dare all’uomo un esempio luminoso di come comportarsi di fronte alle lusinghe diaboliche. Come prima regola Gesù non dialoga mai col diavolo. Le sue risposte sono citazioni bibliche brevi e incontestabili.

Con le tentazioni, Gesù diventa il nuovo Adamo. In effetti il primo Adamo, cedendo alla tentazione, fu causa dell’umanità peccatrice. Il secondo Adamo, Gesù, rifiutando le tentazioni e ubbidendo a Dio, divenne sorgente di un’umanità rigenerata.

L’evangelista Luca, parlando delle tentazioni, aggiunge un particolare interessante. Conclude così: “Dopo aver esaurito ogni tentazione, il diavolo si allontanò da lui fino al momento fissato” (4,1-13). Si potrebbe dire: “Satana si allontanò in attesa della Passione”. Ma… per incassare la definitiva sconfitta.

Il deserto dove Gesù trascorse quaranta giorni e quaranta notti prima di iniziare la sua predicazione è un luogo che suscita una speciale suggestione. È diventato fin dai primi secoli meta di pellegrini e di visitatori. Sul luogo si può ancora ammirare l’antico monastero Mar Saba, nella Valle di Kidron.

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