Tutti parlano, chi ascolta?

Abbiamo tutti innumerevoli strumenti per far sentire la nostra voce: social, messaggi, video, commenti. Ma c’è ancora chi si ferma davvero ad ascoltare? O l’ascolto è diventato un lusso?

Il 21 ottobre si celebra la Giornata Mondiale dell’Ascolto, istituita nel 2007 dalla Federazione Internazionale dell’Ascolto, per promuovere una cultura della comunicazione di qualità. L’ascolto è la precondizione fondamentale per una vita di relazione sana: non basta che tutti parlino per creare un dialogo autentico.

Oggi abbiamo mezzi eccezionali per sentire e farci sentire, ma sentire – cioè udire il suono delle parole – è ben diverso da ascoltare. Sentire è un atto quasi automatico: le parole dell’altro giungono semplicemente alle nostre orecchie. Ascoltare, invece, richiede attenzione, disponibilità, tempo e la volontà profonda di capire.

Il paradosso della nostra epoca è che siamo sommersi da un diluvio costante di parole, ma siamo sempre meno disposti ad accoglierle. Tutti raccontano, cercano visibilità, pretendono di aver ragione; pochissimi ascoltano davvero. Spesso ci accontentiamo di prestare orecchio solo a ciò che conferma le nostre idee. L’ascolto è diventato un lusso?

Essere ascoltati significa avere davanti qualcuno che non controlla continuamente lo schermo del cellulare, che non ha risposte preconfezionate e che non trasforma il nostro racconto nell’ennesima occasione per parlare di sé. L’ascolto restituisce dignità: comunica all’altro “quello che dici mi interessa, tu mi interessi”. Per questo non è una semplice tecnica comunicativa, ma un atto di generosità. A volte il regalo più grande che possiamo fare a una persona non è una risposta, ma il nostro tempo.

Ascoltare significa prima di tutto dire: “Voglio capire perché la pensi così”. Non implica dare automaticamente ragione all’interlocutore: la comprensione non cancella il dissenso, ma lo rende più rispettoso e meno aggressivo.

Ascoltare tutti perché ogni persona porta con sé una storia, una ferita, un desiderio di attenzione. Ci sono però persone che dobbiamo ancora imparare ad ascoltare davvero: gli adolescenti e i giovani.

Non è sempre facile. Il loro linguaggio può apparire distante, le loro scelte incomprensibili, le reazioni sproporzionate. “Gli abbiamo dato tutto, di cosa si lamentano?” è la tentazione in cui spesso cadiamo. Eppure, dietro gli atteggiamenti che ci infastidiscono o ci preoccupano, si nasconde quasi sempre una domanda inascoltata.

Ascoltare un giovane non significa assecondarlo a prescindere, ma provare a capire prima di giudicare. Significa chiedersi: Cosa sta cercando? Cosa lo preoccupa? Cosa non riesce a dire? Manca spesso un adulto disposto a prendere sul serio le loro domande. Un adolescente che si sente ascoltato scopre di essere importante: ed è proprio da questo riconoscimento che parte la sua crescita.

L'ECO di San Gabriele
Panoramica privacy

Questo sito utilizza cookies per migliorare l'esperienza di navigazione.

I cookies sono piccoli files di testo salvati nel tuo browser per facilitare alcune operazioni. Grazie ai cookies, se torni a visitare il sito potrai essere riconosciuto non dovendo dare nuovamente il consenso al trattamento dei dati personali e saranno ricordale le preferenze già espresse.

Per gli sviluppatori, i cookies indicano le pagine più apprezzate dai visitatori al fine di un ulteriore sviluppo del sito.