Dalle avventure nei boschi alla vita nei salotti di Spoleto, emerge il ritratto di un giovane brillante e sensibile. Il suo interesse per Maria Pennacchietti, testimoniato con prudenza dai contemporanei, si intreccia con la sua crescente inquietudine spirituale e con la decisione imminente di consacrarsi a Dio
Una peculiarità di Checchino era senz’altro quella di cimentarsi in molteplici iniziative. Non era il tipo che si annoiasse o non sapesse cosa fare. Era consapevole delle sue capacità: la sua mente era una fucina di idee.
Un grazioso aneddoto. Un giorno, durante una delle sue escursioni tra i boschi, si trovò in un luogo popolato di uccelli. Si fermò, si nascose in un cespuglio e cominciò a imitare il loro verso. I volatili, pian piano, si avvicinarono. Notò su un albero un bel rigogolo. Prese la mira con un sasso e tirò: lo colpì. Quando lo vide ancora vivo, se ne rallegrò. Lo strinse tra le mani e lo portò a casa per mostrarlo ai fratelli.
Fin qui abbiamo parlato di compagnie, di scuola, di balli e di caccia. Ma che rapporto aveva Checchino con le donne? Per capirlo bisogna prendere in considerazione alcuni suoi comportamenti. A lui piaceva vestire con eleganza. Solo per fare bella figura? Non era il tipo che agiva superficialmente: il suo scopo era attirare l’attenzione su di sé, non solo dei compagni e della gente, ma soprattutto delle coetanee. Il fratello Michele, al riguardo, ci offre una chiave di lettura: “Aveva un cuore fatto per amare con nobiltà, pieno di affettuosità sincere”. Come tutti i giovani, anche lui sentiva dentro di sé l’attrazione verso l’altro sesso.
Il babbo, Sante, lo osservava attentamente senza dare nell’occhio. Ci sono episodi che dicono più di quanto appaia. Nei salotti, i suoi interventi destavano attenzione: era in grado di dire la sua anche su argomenti seri e impegnativi. Le ragazze pendevano dalle sue labbra.
A questo punto penso sia doveroso spendere due parole sulla tipica mentalità dell’epoca, soprattutto riguardo alle testimonianze deposte nei processi di beatificazione di un servo di Dio. Bisognava fare attenzione a tutto ciò che si dichiarava. Se il racconto verteva sull’amicizia con le donne, le parole dovevano essere pesate: una parola di troppo rischiava di prolungare il processo o addirittura di bloccarlo. Oggi non è così: anche i papi raccontano che da giovani erano fidanzati.
Fatta questa premessa, accenniamo ad alcune testimonianze rese nei processi. Tra i pochi che hanno avuto l’opportunità di parlare con il fratello ormai anziano di Checchino, il dottor Michele Possenti, c’è il biografo Stanislao Battistelli. Negli incontri avuti tra loro sono emersi aspetti interessanti della vita di Checchino a Spoleto, tra cui il malcelato innamoramento per la figlia del giudice Pennacchietti. Si chiamava Maria. Annota il Battistelli: “Vicino al palazzo della famiglia Possenti a Spoleto abitava il giudice Pennacchietti, che aveva alcune figlie. Spesso Checchino e i fratelli si univano a ricreazione con quelle ragazze… Il signor Sante andava spesso la sera a conversare in casa Pennacchietti. Ora parve che una delle figlie del giudice, Maria, simpatizzasse un poco per Francesco. Naturalmente il giovane Possenti non dovette rimanere insensibile a tale simpatia”. Da notare il linguaggio prudente di Michele: “simpatizzasse un poco”.
Si sa che quando uno studente prende una cotta per una ragazza, subito la voce si sparge. Da tutto l’insieme pare che lo stesso Checchino abbia parlato del suo interesse per Maria Pennacchietti con gli amici più intimi. Ne è prova la testimonianza di due suoi amici, Filippo Giovannetti e Paolo Bonaccia. Quest’ultimo ha scritto: “Vi fu chi volle credere che qualche radice di amor profano cominciasse ad appigliarsi al giovanile suo cuore. Io nulla vi posso sentenziare sopra”. Anche in questa deposizione si nota molta prudenza.
Non bisogna dimenticare che il nostro simpatico Checchino stava vivendo, in quel periodo, una forte turbolenza interiore. L’idea di consacrarsi a Dio non l’aveva abbandonato. Cosa fare? Disponiamo di due dichiarazioni contrapposte che ci aiutano a capire il suo stato d’animo. Da una parte, il babbo aveva notato con soddisfazione che suo figlio nutrisse affetto per la figlia del giudice: “Sperava – scrive il biografo – che il reciproco affetto dei due giovani si risolvesse in legame perpetuo, per trattenere sempre vicino a sé il prediletto figlio”. Dall’altra parte, c’è una dichiarazione di padre Norberto, incontestabile: “Gabriele mi confessò più volte che, se egli tardava un solo giorno a partire per il noviziato, il mondo e il demonio gli preparavano un tal laccio che forse avrebbe messo da parte la vocazione”.
L’argomento lo riprenderemo in seguito. È troppo intrigante per essere interrotto.
