Quando le cose non vanno come speravo

Non ci vuole molto. A volte basta un messaggio o una telefonata: il colloquio non è andato bene; il contratto non verrà rinnovato; l'esame è andato male; un progetto sul quale avevi lavorato per mesi è saltato; una relazione o una bella amicizia si è spezzata. Non sempre possiamo identificare un colpevole. Semplicemente, le cose non sono andate come avevamo immaginato e programmato. Come il popolo d'Israele nel deserto, scopriamo che la vita è tanto incerta. E avere bei progetti, buone motivazioni o tanta forza di volontà non fornisce alcuna garanzia di riuscita. Nel Vangelo secondo Luca ci sono due personaggi che stanno vivendo proprio l'esperienza della delusione (cfr. Lc 24,13-35). Ci vengono presentati mentre sono in viaggio verso un villaggio chiamato Emmaus, ma non stanno andando da nessuna parte. Stanno tristemente tornando indietro, dopo l'ennesimo fallimento. Hanno seguito Gesù. Hanno creduto in lui. Avevano sperato che fosse lui ad assicurare loro la felicità. Ma poi è tutto finito. Raccontano che “i capi dei sacerdoti e le nostre autorità lo hanno consegnato per farlo condannare a morte e lo hanno crocifisso”. Adesso stanno lasciando Gerusalemme, con il loro sogno infranto, per accontentarsi di sopravvivere. L'evangelista dice che “conversavano tra loro di tutto quello che era accaduto”, provando a rimettere insieme i pezzi rotti e cercando un senso al loro fallimento. Forse si parlano semplicemente addosso, senza dirsi nulla e senza neppure ascoltarsi. Stanno in fissa con la loro delusione. E proprio mentre accade questo, Gesù si avvicina. La sua non è una presenza rassicurante o accomodante. Non pronuncia discorsi di circostanza e non propone soluzioni magiche. Cammina con loro. Li ascolta. Che bello sapere che Dio è colui che cammina con me e mi ascolta. Non mi toglie dalla delusione, ma mi raggiunge nella delusione. Non mi libera dalla notte, ma mi libera nella notte. Non mi salva dal dolore, ma mi salva nel dolore. Davanti a Dio possiamo mostrare la nostra debolezza, possiamo piangere, possiamo fallire, possiamo gridare. E lui non ci lascerà mai soli. Ci mostra come alcuni passaggi difficili dell'esistenza (non tutti!) e alcuni dolori (non tutti!) possano condurci a scoprire la meta del nostro cammino e il senso di tutte le cose. “Disse loro: Stolti e lenti di cuore a credere in tutto ciò che hanno detto i profeti! Non bisognava che il Cristo patisse queste sofferenze per entrare nella sua gloria?”. Non significa che ogni dolore sia “mandato da Dio”. E nemmeno che ogni fallimento nasconda automaticamente un progetto straordinario. Significa però avere fiducia che Dio possa entrare anche dentro ciò che non avevamo scelto. Possa raccogliere una storia spezzata e farne un capolavoro. Possa far ardere un cuore ormai spento. Riconosceranno allora quei due viandanti: “Non ardeva forse in noi il nostro cuore mentre egli conversava con noi lungo la via?”. Ci sono periodi nei quali non vediamo nulla. Preghiamo e non sentiamo risposte. Cerchiamo una direzione e troviamo soltanto nebbia. Ma il silenzio di Dio non significa necessariamente la sua assenza. Forse oggi qualcuno sta vivendo proprio un tratto di strada verso Emmaus. Ha perso qualcosa. Una persona. Un lavoro. Un progetto. Una possibilità. Una certezza. Il Signore risorto è lì: ascolta, accompagna, dona la sua stessa vita. E può far tornare ad ardere anche un cuore apparentemente spento.

L'ECO di San Gabriele
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