Quando la fiction diventa vita

È arrivata su Netflix la settima e ultima stagione di The Good Doctor, uno dei medical drama più seguiti dell’ultimo decennio. La serie, creata da David Shore, ha conquistato il pubblico per la capacità di raccontare la vita professionale e personale di Shaun Murphy, giovane chirurgo autistico. Ma dietro la scrittura c’è una storia ancora più potente: quella di David Renaud, medico e sceneggiatore, paralizzato a 19 anni dopo un incidente d’auto.

Renaud, spinto dal desiderio di comprendere la propria condizione, si iscrisse a Medicina, avvicinandosi poi alla narrazione grazie a un corso di recitazione e all’incontro con chi lo incoraggiò a scrivere. Oggi è una delle voci che hanno contribuito a rendere la serie un punto di riferimento per la rappresentazione autentica della disabilità. “Non è solo una serie sull’autismo – ha spiegato più volte – ma la storia di un personaggio disabile. Autistici, ciechi, sordi, persone in sedia a rotelle: facciamo parte di una comunità che lotta perché le nostre storie vengano raccontate in modo vero”. Un approccio che ha reso The Good Doctor un caso raro: popolare, emozionante e capace di cambiare la percezione del pubblico.

L'ECO di San Gabriele
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