Potenza, prepotenza e il prezzo della guerra

Un’altra orribile guerra si è scatenata nel contesto internazionale. Non erano sufficienti quelle in corso in Ucraina, in Medio Oriente e le decine, misconosciute, nel continente africano e in quello dell’Asia estrema, che stanno producendo morti, feriti e distruzioni, causando indicibili sofferenze a interi popoli nel mondo.

Sembra che un moto di follia abbia ormai pervaso le menti di molti governanti (si fa per dire). Governanti, oltretutto, di grandi Nazioni quali Russia e Usa, ai quali si imporrebbero, per converso, compiti di soggetti equilibratori, carichi di saggezza e raziocinio, funzionali a convivenze pacifiche, portatrici di sviluppo solidale, di lotta alle diseguaglianze, di solidarietà reali e concrete verso i popoli più poveri e bisognosi dell’intero pianeta.

La potenza, quindi, si è trasformata in prepotenza e, oltretutto, si è corrosa contemporaneamente – cosa assai grave – la capacità degli organismi sovranazionali, quali l’ONU, di poter influire con le proprie capacità diplomatiche al fine di contrastare l’inizio di tali avvenimenti o, alla meno peggio, proporre una loro definitiva composizione. E le guerre, non dimentichiamolo, non solo producono il male a cose e persone, ma hanno effetti nefandi sull’ecosistema, inquinandolo maggiormente, e sulle intere economie dei Paesi, per tutti, anche per quelli non coinvolti in prima persona.

Pensiamo alle ricadute sull’Europa e quindi sull’Italia per ciò che si sta determinando sullo scenario energetico a causa degli scossoni dovuti al mercato del petrolio e del gas. Tali prodotti, come sappiamo, servono non solo per la mobilità, ma per vari servizi alle famiglie e soprattutto per le imprese e la relativa produzione industriale, in tutti i processi di lavorazione e trasformazione. Il tutto ricade, come sempre, sulle tasche dei consumatori, tra costi diretti e indiretti. Questo aggravio inciderà per circa 1.000 euro di spesa in più all’anno, deprimendo ulteriormente il loro già molto logoro potere d’acquisto.

Ma questa situazione, assai negativa, non ci deve abbattere; anzi, ci deve far alzare la voce affinché chi ha responsabilità istituzionali intervenga in maniera determinata: si spingano al massimo tutte le capacità diplomatiche per una cessazione delle ostilità, con solide garanzie di pace, e si intervenga anche in termini congiunturali con manovre appropriate su costi, prezzi e tariffe. Manovre che, peraltro, sono già state effettuate in passato, come l’abbattimento dell’IVA dal 22 al 5% e l’azzeramento degli oneri generali di sistema sulla luce.

Si realizzi, sui carburanti, la legge dell’“accisa mobile” per ridurne il carico, ossia il meccanismo fiscale che consente al Governo di ridurre temporaneamente le accise sui carburanti, compensando il minor gettito con le maggiori entrate IVA incassate a causa dei prezzi più alti. Naturalmente senza dimenticare verifiche e controlli sulla filiera petrolifera, da sempre accompagnata da varie speculazioni, come in maniera evidente sembra avvenire in questo caso specifico.

Inoltre – saremo certamente noiosi – ma insistiamo: quali elementi di maggiore uguaglianza e solidarietà, chiediamo la realizzazione celere dei contratti di lavoro, un adeguamento delle pensioni in essere e, infine, l’istituzione di un salario orario minimo per legge e una tassazione sui grandi patrimoni.

L'ECO di San Gabriele
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