di Alessandro Robecchi, Sellerio, pp. 378, € 17,00
Dopo l’esordio scintillante ne Il tallone da killer, il Biondo e Quello con la cravatta – disinvolti sicari a tempo pieno, al pari della valente collega Francesca Aroldi – tornano in un romanzo provocatorio almeno quanto il loro senso dell’umorismo. Un vecchio esperto d’arte e un incarico milionario innescano un vortice di spionaggi, delitti e fughe da manuale, in una Milano rovente e spaventosamente realistica. Robecchi non teme di infrangere qualche regola sacra della fiction e si rivolge più volte direttamente ai lettori («Avete pagato per i colpi di scena, giusto? Beh, eccovene uno»); come se non bastasse, li porta a parteggiare per i “cattivi” (i quali, va ricordato, stroncano vite a pagamento), avvolti in un tale alone di simpatia da ottenere quasi l’assoluzione per ogni nefandezza. E forse è proprio qui che sta il punto: la cifra del romanzo è nel suo tono semiserio. La vera denuncia passa dall’ironia satirica con cui i protagonisti affrontano i dilemmi etici e morali che il mondo – e non solo il loro “mestiere” – mette continuamente sul tavolo. Se fa ridere (e lo fa, non dubitate) è perché nel continuo intreccio di eventi assurdi ogni tanto affiorano immagini di una società che conosciamo fin troppo bene: quella in cui davvero tutto, anche la morale, sembra avere un prezzo.
