di Andrev Walden, traduzione di Laura Cangemi,
Iperborea, pp. 448, euro 20,00
Sette padri in sette anni: se è vero che l’essere umano apprende osservando i suoi simili, al piccolo Andrev non mancano certo occasioni. In realtà il drappello di aspiranti genitori senza nome – il Mago delle Piante, L’Assassino, il Pastore, l’Indiano e così via – assomiglia a una schiera di dannati, di quelli che scontano una colpa oscura e condivisa.
Date le premesse, ci si aspetterebbe un libro doloroso, e in parte lo è, se non fosse che quasi non ci se ne accorge. L’ingenuità e la schiettezza del bambino (poi adolescente) Andrev sono disarmanti, l’umorismo asciutto e sagace dell’autore è balsamico; la traduzione dallo svedese, firmata da Laura Cangemi, è di quelle che scaccia qualche passo più in là lo spauracchio dell’intelligenza artificiale. Si inserisce in un filone sovraffollato, quello del romanzo di formazione (o picaresco, potrebbe dirsi) al maschile.
Lo fa nell’unico modo adatto a schivare ogni imitazione: raccontando una storia che sa di vero dall’inizio alla fine.
