Molte narrazioni e altrettante posizioni omiletiche lo descrivono come la «pecorella smarrita» che poi ritrova il sentiero dell’ovile e si rende protagonista di una “conversione a U”, tipica dei tanti cercatori d’infinito seminati lungo i tornanti della storia.
Di solito spuntano anche le lacrime a completare e definire l’orizzonte emotivo di certa letteratura. Anche l’esperienza biblica di Paolo di Tarso sulla strada che porta a Damasco è rievocata per scrivere del “ballerino di Spoleto”.
Enigma insoluto rimane quello di aver scelto i passionisti per consacrarsi definitivamente a Dio, ma della sua inclinazione religiosa e della sua fede, anche prima di diventare “san Gabriele dell’Addolorata», le «fonti» non lasciano margini di dubbio. Scrive il fratello Luigi Possenti: “Da molto tempo si sentiva chiamato a farsi religioso passionista. Perché Francesco avesse eletto questa Congregazione invece di un’altra, io non so spiegarmelo se non con la volontà di Dio, dal quale dipende unicamente la chiamata a questo o ad altro stato di vita”.
Scrive anche la sorella Teresa Possenti: “So che all’età di 17 anni cominciò a dare segni di voler entrare in religione e nella religione dei Passionisti. Ma non conosco le ragioni di ciò; pareva, anzi, che dovesse scegliere la Compagnia di Gesù, presso la quale aveva compiuto gli studi”.
Particolare significativo: il giorno della sua partenza da Spoleto lascia alla sua famiglia, come ricordo di sé, una statuina dell’Addolorata, come scrisse in una lettera del 6 agosto 1857: “Vi raccomando la statuetta dell’Addolorata che mi era tanto cara e che vi detti per memoria quando lasciai la casa”.
In una lettera del 23 maggio 1857 da Morrovalle così scrive ai suoi familiari: “Sono aggregato al Cuore di Gesù, alla Madonna del Carmine e al Preziosissimo Sangue”.
Sappiamo che negli anni spoletini Francesco Possenti era iscritto all’Associazione del Cuore di Gesù, al Sodalizio del Rosario e delle Anime Purganti e alla Compagnia dei Sette Dolori.
Cacciatore tra i boschi di Ferentillo, ballerino, studente a fasi alterne, militare come sogno nel cassetto, simpatizzante gesuita, ma alla fine sceglie i passionisti. Perché la congregazione passionista? Molte ipotesi, ma nessuno conosce la ragione vera, tanto più che nella sua famiglia c’erano religiosi domenicani e cappuccini.
Un identikit difficile da esplorare! Poi viene dichiarato santo, ma in base a quale motivazione? Nessun libro di spiritualità scritto, nessuna predica, nessun miracolo compiuto in vita. Una vita all’apparenza anonima e comune a tanti altri ragazzi che hanno seguito la via del Signore.
L’unico punto fermo della vita di Francesco Possenti è quel 22 agosto, durante la processione della Madonna venuta dall’Oriente, e soprattutto quelle parole: “Francesco, il mondo non è per te. Mio Figlio ha progetti su di te”.
A questo punto le altre motivazioni sono azzerate, perdono valore: curiosità che lasciamo ai suoi ammiratori.
Ma Francesco va per la sua strada, senza voltarsi a destra o a sinistra. Il ragazzo con tanti grilli per la testa ed esponente di spicco della società spoletina lo vedremo passeggiare con i piedi scalzi all’ombra di un chiostro, obbediente a regole rigide e inossidabili. Un inserimento nella vita conventuale che ci lascia sbalorditi. Ma chi era allora Francesco Possenti prima di diventare san Gabriele dell’Addolorata? La sua vita ci insegna a seguire ognuno la propria strada senza farsi incantare da sirene che hanno il solo merito di seminare il nulla.
