Un viaggio tra i vitigni di Tollo e Ortona, dove la Regina bianca e la Cardinal raccontano storia, gusto e tradizione
Spiluccare per godere. Un grappolo di uva Regina bianca di Tollo e Ortona è uno spettacolo per gli occhi: grande, a forma di cilindro o piramide, molto lungo, con grossi acini di colore verde dorato. Il palato sperimenta una dolcezza non stucchevole e una croccantezza che esalta la percezione gustativa. L’uva è un frutto ottimo per chiudere un pasto, per bontà e alta digeribilità, o come spuntino vegetariano. Salutare per gli effetti depurativi, diuretici e lassativi, contribuisce a ridurre il livello di colesterolo “cattivo” e ad alzare quello “buono”, elimina l’acido urico ed è fonte di antiossidanti (flavonoidi) e vitamina B6, utile per contrastare stress, nervosismo e insonnia. Da consumare sempre dopo un accurato lavaggio.
Il vitigno è noto anche come pergolone; ai “vigneti dell’uva pergolana, dai chicchi grandi e dolci” fa riferimento Guido Piovene in Viaggio in Italia, reportage iniziato nel 1953 e terminato tre anni dopo. Nella zona di Tollo e Ortona, in provincia di Chieti, ancora oggi si commercializzano, come da tradizione, grandi quantità di questa uva da tavola pregiata, unitamente alle uve della varietà Cardinal, dai croccanti e succosi chicchi rosso-violacei non uniformi, dal sapore gradevolmente dolce e leggermente aromatico.
La Cardinal, ottenuta nel 1939 in California e introdotta circa dieci anni dopo in Italia, arrivò prima nella zona di Latina e a stretto giro a San Ferdinando di Puglia; fu poi messa a dimora a Ortona nel 1954 e l’anno successivo a Tollo, terre d’Abruzzo particolarmente vocate alla coltivazione della vite. Qui le uve beneficiano del clima ventilato, dell’escursione termica e della tecnica di coltivazione a tendone, che protegge i grappoli dal sole diretto. Le troviamo nell’elenco dei prodotti tipici abruzzesi riconosciuti dal ministero dell’Agricoltura (Pat). Risale al 1965, invece, l’esperimento di maturazione precoce in serra e, in alcune zone, in consociazione con la coltivazione del pomodoro.
Con l’uva, oltre al vino e al consumo fresco, si possono realizzare diverse e sfiziose ricette dolci e salate, dall’antipasto al dessert. Tollo è “città del vino”: si producono grandi quantità di un eccellente “nettare di Bacco”, e bellissime vigne ordinate coprono il suo territorio, piantate con oculatezza, sudore e passione. Un paesaggio rurale unico da tutelare e proteggere, in attesa del suo inserimento nella Lista dei beni Patrimonio dell’Umanità Unesco.
Nel centro del borgo è stato realizzato nel 2015 il primo EnoMuseo d’Abruzzo, con annessa sala di degustazione dei vini in abbinamento ai cibi tipici, concepito per tutelare la memoria della tradizione contadina e della viticoltura locale. In mostra storia e cultura del vino, con un ricco calendario di eventi (musica, pittura, letteratura e cinema).
Il piatto identitario per eccellenza è tolle fave, realizzato con i gambi freschi della tolla, una varietà di aglio che cresce in campagna, e le prime fave di maggio, con aggiunta di peperone tritato. È un’ottima e nutriente minestra che ha meritato la “chiocciolina d’oro” di Slow Food. Altre squisitezze tradizionali sono: taj tonn, spezzatino di maiale; spaghetti alla chitarra, pasta all’uovo tirata a mano con un ricco ragù di carne; e, tra i dolci, le nevole, sottili cialde croccanti senza uova né zucchero, con mosto cotto e dalla forma a cono.
La Regina bianca, dal fascino orientale perché originaria della Siria, ha trovato il suo regno ideale sulle verdi colline del Chietino, con vista sul mare azzurro dell’Adriatico, la stessa scelta effettuata da sua eccellenza Cardinal, proveniente dall’America. L’Abruzzo attrae perché esalta.
