Chi vede le cose con le lenti chiare è perché ha deciso di essere fiducioso e si sforza di essere felice. Si tratta di un “ottimismo della volontà”. La fiducia nella realtà, in questo caso, va considerata un impegno, un dovere sociale. Diceva Marco Aurelio, l’imperatore filosofo: “La felicità della vita dipende dalla qualità dei pensieri”. A lui fa eco Victor Frankl, lo psicanalista contemporaneo sopravvissuto ai campi di concentramento: “Vivere è sofferenza. Sopravvivere è trovare il senso di questa sofferenza”.
Una delle rappresentazioni più significative della figura del padre, la troviamo nel film “La vita è bella” di Roberto Benigni. L’attore, Guido nel film, insieme al suo bambino, Giosuè, si trova a vivere la tragedia del nazismo dentro un campo di sterminio. In questa terribile condizione, Guido inscena con Giosuè una farsa a lieto fine. Immagina di giocare con lui ad una gara a punti, in cui vince, ricevendo in regalo un carro armato, chi supera tutti gli ostacoli.
In questa storia sono nascosti due grandi messaggi. Il primo è che nella vita hanno la meglio coloro che sono capaci di adattarsi alle diverse situazioni. Il secondo è che uno dei compiti specifici dell’educatore (o del comunicatore) consiste nella capacità di infondere speranza ed ottimismo. La scena saliente del film è quella in cui il papà, mentre è condotto alla fucilazione, passa di fronte agli occhi sbalorditi del bambino nascosto, col viso sorridente, imitando le falcate gambali dei nazisti che lo conducono alla morte. Erano bugie quelle che Guido raccontava al figlio? No, i carri armati c’erano veramente. Sbucano subito dopo. Ma sono americani e vengono a liberare i prigionieri.
Mi vengono in mente quei genitori, o quei nonni, i quali la mattina varcano, con i loro piccoli, il portone di una scuola materna, mentre questi piagnucolano per tornare a casa. E loro, i grandi, sono lì a distrarli, scherzando, evocando cose gradevoli … Del resto, chi ama non mente mai. Ma, come va rappresentata la realtà in questi tempi infausti? Ci sono due modelli, “bugiardi” ed opposti, che vanno decisamente evitati. Il primo è quello dell’ottimismo ingenuo dell’adolescente euforico che immagina il mondo come una tavoletta incerata su cui imprimere infinite volte il sigillo del suo ego. Oppure, come un giardino pieno di fiori da cogliere a piacimento. Il secondo modello menzognero, invece, è quello del pessimismo di chi scorge sulla grande pagina della vita solo le macchie.
E, allora, possiamo ancora dire che la vita è bella? Si, se teniamo presente che, nell’immediato, hanno sempre ragione gli ottimisti, anche quando hanno torto, in quanto hanno il grande merito di infondere speranza e fiducia negli altri. Inoltre, se vuoi vedere il positivo, in una situazione, lo trovi sempre. In ogni caso, essere ottimisti o pessimisti è frutto di una scelta.
