La notte degli ulivi: Gesù tra l’abbandono degli uomini e la fedeltà a Dio

Il Getsemani non è semplicemente lo sfondo di una scena biblica: è un luogo reale, un uliveto ai piedi del Monte degli Ulivi, a est di Gerusalemme. Ancora oggi, visitandolo, si respira quel senso sospeso di sacralità e struggimento. Qui, secondo i Vangeli, Gesù si ritira a pregare dopo l’Ultima Cena, consapevole che l’ora è giunta. Il termine “Getsemani” deriva dall’aramaico Gat Šmānê, “torchio dell’olio”: un nome che suona quasi profetico, pensando all’agonia interiore che Cristo vive in quel luogo, come fosse Egli stesso spremuto nell’anima, sotto il peso del dolore che sta per accogliere.

Gesù chiede ai suoi discepoli di vegliare con Lui, ma li trova addormentati. Tre volte. È il primo abbandono, e già anticipa quello più grande che avverrà sulla croce. Teologicamente, questo sonno dei discepoli rappresenta la debolezza dell’umanità incapace di restare sveglia davanti al dolore altrui, una realtà che attraversa i secoli. Gesù, invece, resta lucido, e nel dialogo con il Padre esplicita tutta

Per leggere l'articolo completo abbonati a L'ECO di San Gabriele. In edizione Cartacea o Digitale.
L'ECO di San Gabriele
Panoramica privacy

Questo sito utilizza cookies per migliorare l'esperienza di navigazione.

I cookies sono piccoli files di testo salvati nel tuo browser per facilitare alcune operazioni. Grazie ai cookies, se torni a visitare il sito potrai essere riconosciuto non dovendo dare nuovamente il consenso al trattamento dei dati personali e saranno ricordale le preferenze già espresse.

Per gli sviluppatori, i cookies indicano le pagine più apprezzate dai visitatori al fine di un ulteriore sviluppo del sito.