“Non ci relazioniamo con il Dio uno e trino solo nella liturgia o nella preghiera, ma anche quando respiriamo, mangiamo o seminiamo semi; o quando abbattiamo foreste, estraiamo minerali o scarichiamo rifiuti tossici”.
Lo afferma la Commissione teologica internazionale nel documento “Prendersi cura della nostra Casa comune”, pubblicato dal Dicastero per la Dottrina della fede. Il testo formula una “diagnosi audace”: il peccato contro il creato e il Creatore. Non è coerente con la logica della fede – avverte – sminuire la questione ecologica come estranea al cristianesimo. Il documento respinge sia l’antropocentrismo predatorio sia il biocentrismo, riconoscendo che l’interpretazione distorta del “dominio” affidato all’uomo nella Genesi ha contribuito allo sfruttamento del creato, da riconoscere “con vergogna e pentimento”.
