Mai una statistica che sia favorevole ai non ricchi. Però è meglio chiamare le cose con il loro nome: in questo caso si chiamano poveri. Mai un numero che sia loro favorevole. Insomma, i numeri sono veri nemici dei meno abbienti. Ancora! Si chiamano poveri. C’è anche una giornata mondiale a loro dedicata. Più di così. È inutile indorare la pillola: i poveri sono poveri e sempre più lo diventano.
Torniamo ai numeri: i rincari certificati dall’Istat nello scorcio finale dell’anno, che abbiamo appena salutato il 31 dicembre, sono veramente maxi. Oltre il 25 per cento negli ultimi quattro anni. Aumenti che non solo impoveriscono nuove famiglie, ma portano a profonde modifiche in quelle già povere. Se prima riuscivano a tagliare la spesa per cibi e bevande per sopravvivere, adesso non basta. Spendono di più per un carrello della spesa sempre più vuoto. Fare la spesa, insomma, è diventato un lusso. Entrare in un supermercato, per oltre il 10 per cento della popolazione abruzzese, è come voler varcare la soglia di una gioielleria. Il prezzo del cibo a settembre 2025 è cresciuto del 26,8 per cento rispetto all’ottobre del 2021. Latte, formaggi e uova costano oltre il 28 per cento in più, pane e cereali quasi il 26 per cento in più. Se togliamo questi prodotti dalla dieta delle famiglie, non rimane nulla. Forse le verdure? Manco a pensarci: i prodotti vegetali sono aumentati del 33 per cento. Nemmeno la polenta, alimento che negli anni bui della guerra e della depressione economica serviva a sfamare milioni di persone, con il corredo di conseguenze legate alla pellagra che causava dermatiti, diarrea e demenza.
Una volta portare a casa uno stipendio bastava per vivere. Oggi le famiglie abruzzesi monoreddito (un solo stipendio o, peggio, una sola pensione), quindi con un potenziale disagio socio-economico, in alcune città superano il 30 per cento. Nel 2020 la quota più alta in assoluto era stata registrata a Luco dei Marsi (37,6 per cento), seguita da Collecorvino (34,5 per cento) e Corropoli (34,1 per cento). Papa Leone XIV, nella Giornata mondiale dedicata alla povertà, ha fatto sentire alta la sua voce contro le disuguaglianze, le guerre, le discriminazioni. Dunque, la Giornata mondiale dei poveri forse serve a sollecitare i sensi di colpa dei potenti della Terra, richiamati dal supremo ministero della Chiesa a invertire la rotta dell’aumento geometrico delle povertà?
Al di là dei dubbi che una risposta potrebbe comportare, rimane il fatto che non possiamo chinare il capo di fronte alle parole del pontefice nella giornata del 16 novembre e poi tornare ognuno alle proprie priorità, mentre le condizioni reali restano immutate. Buon anno ai lettori di questa rubrica.
