I girasoli ciechi

di Alberto Méndez,
Traduzione di Bruno Arpaia,
ed. Sellerio, pp. 280, euro 15

Alberto Méndez ha lavorato nell’editoria per tutta la vita. Come molti suoi colleghi, ha dedicato la maggior parte del suo tempo ai “libri degli altri”. Ne ha scritto solo uno per sé, un romanzo pubblicato pochi mesi prima della sua scomparsa, nel 2004. È intitolato (splendidamente) I girasoli ciechi e consiste di quattro racconti ambientati tra il 1939 e il 1943, nell’immediato seguito della guerra civile spagnola. Quattro storie indipendenti, intrecciate fra loro da un ricorrere di personaggi ed eventi che si trascinano il comune denominatore della sconfitta; o meglio, il disorientamento dell’essere “vinti” dal mondo che li circonda; lo stesso smarrimento di un girasole che non sa più verso dove volgersi. La traduzione di Bruno Arpaia restituisce magistralmente il tono di quella “memoria raccontata e nascosta dalla bassa voce” da cui nasce il libro, a metà tra storia di individui e storia collettiva. Alberto Méndez ha scritto un solo libro, poco prima di morire, ed è un lascito straordinario.

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