C’è un filo che unisce alcune notizie arrivate dall’Abruzzo nelle ultime settimane: quello dei falsari. No, non sono quelli del romanzo di André Gide. Sono quelli che della letteratura fanno benissimo a meno. La Direzione distrettuale antimafia dell’Aquila ha chiesto 19 misure cautelari nell’ambito di un’inchiesta su una presunta organizzazione che avrebbe prodotto e distribuito abiti e accessori contraffatti. Secondo gli investigatori, tra le province di Chieti e Pescara sarebbero stati lavorati capi senza marchio, ai quali venivano poi applicate etichette e loghi di grandi firme. I marchi imitati sarebbero 42, tra cui Burberry, Dior, Chanel e anche Brioni, uno dei nomi più importanti della moda nata proprio in Abruzzo.
La quantità sequestrata fa impressione: circa otto tonnellate di merce. Un giro che, secondo l’ipotesi investigativa, avrebbe raggiunto diverse regioni italiane. Insomma, non il classico paio di scarpe taroccate vendute alla bancarella. Qui si parla di una vera e propria filiera.
Dal mondo della moda si passa al tabacco. A Bucchianico, nel Chietino, è stata scoperta una struttura clandestina dove, secondo quanto emerso dagli accertamenti, sarebbero state confezionate sigarette con marchi contraffatti. Anche in questo caso le quantità sarebbero state tutt’altro che piccole. L’attività sarebbe stata scoperta dopo il controllo di un furgone intercettato lungo l’autostrada. Il fumo fa male, lo sappiamo. Se poi il pacchetto è falso, la situazione non migliora di certo.
Ma il salto più curioso, e forse più preoccupante, arriva dal mondo dell’informazione. Da tempo circolano online false pagine del Centro, realizzate, secondo le segnalazioni, utilizzando l’intelligenza artificiale. La grafica sembra quella del giornale. Le firme sembrano quelle dei giornalisti, ma sono false. Se un contenuto falso viene costruito per sembrare una pagina di un giornale vero, si cerca di sfruttare la credibilità di quella testata per far credere qualcosa che non è mai stato scritto. In un caso relativo a un incidente mortale avvenuto a Ortona, la pagina falsa avrebbe addirittura modificato elementi importanti della vicenda, compresi la data dell’incidente e il ruolo della vittima. È un modo nuovo di falsificare la realtà per screditare un quotidiano che, evidentemente, a qualcuno dà fastidio.
E poi c’è un altro tipo di falso, quello storico. A Ortona si è svolto nelle scorse settimane il convegno “Da Fiume al dissenso”, iniziativa che ha provocato polemiche per la presenza di esponenti e riferimenti riconducibili all’area neofascista. E se si impedisce ai giornalisti di parteciparvi, com’è accaduto, evidentemente la narrazione storica che se n’è fatta aveva il terrore della verifica. Perché il lavoro del cronista, in fondo, è semplice: andare, ascoltare, controllare e raccontare. Il falso può avere una bella confezione, un logo perfetto, persino una grafica convincente o un titolo storico. Ma, alla fine, resta falso.
