“Anche la religione viene spesso strumentalizzata dai nazionalismi, che la riducono a carattere distintivo di un popolo, a elemento che lo separa dagli altri, definendone tradizioni e pratiche identitarie”. Lo afferma la Nota Pastorale della Conferenza Episcopale Italiana (Cei), dal titolo “Educare a una pace disarmata e disarmante”, diffusa a dicembre. “La difesa della nazione – avverte la Nota – si presenta come difesa della religione, e questa è tentata di giustificare promesse di grandezza mondana, destini imperiali e sopraffazione del nemico. Tale dinamica interessa realtà diverse, facendo riemergere componenti violente negli immaginari religiosi di molte tradizioni: quelle cristiane, purtroppo, ma anche gli altri monoteismi e le grandi religioni asiatiche”. “Religiosi o meno – mette in guardia il documento Cei – i nazionalismi trovano consenso soprattutto nelle componenti della società più esposte alla crisi politico-economica, sensibili a riletture della storia che evocano una presunta età dell’oro per promettere prosperità a chi difende l’identità. Si giustificano così l’ostilità verso stranieri, minoranze religiose, diversi orientamenti sessuali, diverse convinzioni politiche. Si afferma il primato dell’identità per rassicurare un’umanità spaventata da mutamenti epocali, da rapporti economico-sociali iniqui, dalla devastazione ambientale”.
La Nota, introdotta dal presidente della Cei, il cardinale Matteo Zuppi, rileva che “è cresciuto il livello di conflittualità tra le grandi potenze del pianeta, facendo persino balenare talvolta il rischio di escalation nucleare: un fattore di angoscia che erode la speranza di molti e molte”. “È aumentata a una velocità inedita la spesa militare – prosegue – una dinamica che distoglie risorse dalla costruzione di un mondo abitabile, libero dalla fame e orientato a uno sviluppo davvero umano, contribuendo invece al degrado ambientale, anche con le emissioni climalteranti”.
