Un viaggio tra storia, territorio e tradizione per scoprire il vitigno Cococciola, oggi protagonista di una Doc che valorizza l’eccellenza locale.
Dalla panchina alla discesa in campo come titolare. È la storia di un vino bianco, la Cococciola, che da buona spalla del Trebbiano negli ultimi anni si è affrancato e finalmente viene prodotto in purezza, a vantaggio dei consumatori e dell’economia locale. Il vitigno è una varietà autoctona della provincia di Chieti e della Daunia (FG), poco conosciuta ma molto produttiva: dai suoi grappoli nasce un nettare delizioso, dal gusto equilibrato, fresco e fruttato, con una gradazione alcolica attorno ai 13 gradi.
In Abruzzo il comparto vitivinicolo, non appagato dai sorprendenti risultati ottenuti a livello nazionale e mondiale dai classici e blasonati Montepulciano, Cerasuolo e Trebbiano, si è cimentato con successo nella valorizzazione di vitigni locali “minori” come Pecorino, Passerina, Montonico e Moscato di Castiglione.
Il vitigno Cococciola, conosciuto anche con i nomi di Cacciola e Cocacciara, fu identificato e repertoriato nel 1909 come originario delle terre abruzzesi dagli esperti francesi Viala e Vermorel. Si presenta mediamente vigoroso, con grappolo grande e di forma conica irregolare, ed è tradizionalmente allevato con il sistema a pergola. La raccolta avviene tra fine settembre e inizio ottobre.
Nel 2010 è stata istituita la denominazione Abruzzo Cococciola Doc: il disciplinare prevede una presenza minima dell’85% di Cococciola, con eventuale saldo di altri vitigni abruzzesi a bacca bianca. È prodotta anche nelle versioni Superiore e Spumantizzata. Diverse le etichette IGT: Colli del Sangro, Colline Frentane, Colline Teatine, Del Vastese (o Historium), Terre di Chieti.
Si presta a essere consumata giovane, anche se, grazie alla sua impronta fenolica, tollera un leggero invecchiamento. Il vino si presenta di colore giallo paglierino, talvolta con riflessi verdolini; possiede una discreta struttura e una marcata traccia acida. L’aroma è leggermente erbaceo ma persistente, con profumi fruttati e floreali; al palato risulta secco e armonico. Servito alla temperatura di 8-10 gradi esalta il gusto di qualsiasi ricetta della cucina marinara, così come di pietanze a base di carni bianche e formaggi freschi.
Ari (CH), nel suggestivo centro storico, celebra la nuova stella che brilla nel firmamento dei vini d’Abruzzo con la manifestazione “Coccioliamoci – tra arte e musica – ”.
Il territorio del piccolo centro frentano è vocato all’agricoltura e la cucina è squisitamente contadina. Tra i piatti tipici della tradizione troviamo: brodo di gallina con pane dorato in cubetti, bagnati nell’uovo e passati in padella; bucatini con sugo di agnello; pollo o coniglio cotti sotto il coppo; porchetta artigianale; papparella, gustoso miscuglio di fagioli, peperoni rossi secchi, peperoncino piccante e aglio, con aggiunta di farina di mais e sarde; rivotiche, frittelle di farina e acqua; tarallucci della Madonna con farina, lievito, latte, zucchero e vanillina.
Il paesaggio è caratterizzato da vigneti, uliveti (varietà Leccino, Gentile, Dritta) e frutteti (albicocche, pesche, fichi, ciliegie), nonché da incantevoli boschi ricchi di biodiversità vegetale e animale. È interessante ricordare che ad Ari, negli anni Venti e Trenta del secolo scorso, presso la residenza dei baroni Nolli ebbe sede la “Pensione inglese”, cenacolo letterario frequentato da artisti inglesi, olandesi e italiani, tra cui Gabriele d’Annunzio e Luigi Pirandello, e che annoverò anche la presenza dell’inventore Guglielmo Marconi.
Il successo dei vini abruzzesi è legato alle particolari condizioni pedologiche e climatiche presenti nella Regione verde d’Europa; grande merito va però riconosciuto alla professionalità e alla passione dei viticoltori che, pur nel solco dell’antica tradizione, hanno investito nell’innovazione, nella sperimentazione e nella valorizzazione.
Dalla terra alla botte, dalla bottiglia al bicchiere: un lungo e difficile percorso, perché ogni passaggio richiede la massima attenzione affinché colori, profumi e sapori stupiscano i sensi.
