Dal Brasile con amore

Dalla dura emigrazione del dopoguerra alla nascita di una comunità fiorente: la storia degli abruzzesi di Itiruçu racconta un patrimonio prezioso che continua a unire generazioni e continenti

Una comunità di circa trenta famiglie abruzzesi della zona del pescarese e del chietino arrivò nel 1950 a Itiruçu, nello stato di Bahia, in Brasile, e si insediò nelle case coloniche che il governo brasiliano aveva messo a disposizione in seguito a un accordo con il governo italiano. Tempi duri per gli emigrati italiani, che si misero subito al lavoro con molta speranza e poche attrezzature.

Oggi Itiruçu è una bella e florida cittadina con quasi 13 mila abitanti. Una fiorente agricoltura rappresenta ancora la principale fonte di reddito della popolazione. Vi si coltivano in gran quantità caffè e frutta, in particolare la maracujá, nota in Europa come frutto della passione, che vanta proprietà curative quasi miracolose. Molto redditizia è anche la coltivazione di ortaggi e l’allevamento di bovini tenuti allo stato brado.

Gli immigrati abruzzesi portarono con sé le loro tradizioni e soprattutto le loro devozioni religiose. Per molti anni il dialetto abruzzese rappresentò la normale lingua di conversazione e ancora oggi non è del tutto scomparso fra i più anziani. All’inizio una piccola statua della Madonna era ospitata di casa in casa come segno di religiosità e fratellanza. Dopo un po’ maturò la convinzione che anche la Madonna dovesse avere la sua casa: una chiesetta che, pur essendo dedicata a Maria, avrebbe dovuto portare il nome del suo grande devoto, san Gabriele dell’Addolorata, patrono degli abruzzesi. Rimessa a nuovo, la chiesetta oggi è un piccologioiello che risplende nel suo colore giallo.

Lo scorso anno è stato celebrato il cinquantesimo di fondazione della chiesetta ed è stata organizzata una grande festa dal giovedì all’ultima domenica di febbraio, con tanto di messa solenne conclusiva, processione e canti. Poi musiche e dolci rigorosamente abruzzesi. Per l’occasione venne preparata anche una grande torta con una candelina, a ricordo del primo cinquantesimo di fondazione, e lo scrivente fece allestire un piccolo modellino in legno della chiesetta che venne donato al presidente del comitato. Fu un’indimenticabile festa abruzzese, a cui partecipò tutta la cittadina, con i giovani in primo piano. Andò a ruba la maglietta su cui era stampata l’immagine di san Gabriele. A febbraio è estate in Brasile. Beati loro!

Siamo ormai alla terza generazione degli emigrati italiani, ma il legame con la patria è ancora vivo. Un piccolo episodio lo dimostra. Ritornando in Italia, ricevetti da una persona una foto in bianco e nero con la seguente richiesta: “Dovrebbe essere la casa dei miei genitori. Aiutami a trovarla”. Indicò vagamente la località nell’area pescarese di Loreto Aprutino. Tornato in Italia cominciò una caccia al tesoro. Fui fortunato. Arrivati a Loreto Aprutino incontrammo un anziano dal portamento distinto e gli chiedemmo se vi fossero ancora i parenti di una famiglia della quale demmo le generalità. “No, questa famiglia non è di qui, cercate a Elice”. In effetti, lì era la casa. Immensa la felicità dell’abruzzese-brasiliano, che sta organizzando un viaggio in Italia per incontrare i parenti e rivedere la casa dei genitori emigrati in Brasile negli anni ’60. Intanto a Itiruçu fervono i preparativi per i quattro giorni di festa di san Gabriele a fine febbraio.

Antonio Dichiarante

L'ECO di San Gabriele
Panoramica privacy

Questo sito utilizza cookies per migliorare l'esperienza di navigazione.

I cookies sono piccoli files di testo salvati nel tuo browser per facilitare alcune operazioni. Grazie ai cookies, se torni a visitare il sito potrai essere riconosciuto non dovendo dare nuovamente il consenso al trattamento dei dati personali e saranno ricordale le preferenze già espresse.

Per gli sviluppatori, i cookies indicano le pagine più apprezzate dai visitatori al fine di un ulteriore sviluppo del sito.