Da ogni continente per un santo speciale

Momenti intensi di preghiera e accoglienza per il Giubileo

Dall’Europa all’Asia, dalle Americhe all’Italia: pellegrini di ogni età e condizione hanno raggiunto il santuario, trovando nella figura di san Gabriele un segno di speranza e fiducia. Intervista al superiore.

Chi avrebbe immaginato un giubileo così intenso? In poco più di un anno, dal 24 dicembre 2024 al 6 gennaio 2026, la Chiesa ha vissuto un evento che rimarrà nella memoria di tutti. Aperto da papa Francesco e concluso da papa Leone XIV – fatto storico già di per sé – il Giubileo dei Pellegrini di Speranza è stato un tempo ricco di iniziative. Giovani, anziani, sportivi, malati, politici, ricchi e poveri: a ciascuno è stata dedicata una celebrazione o un momento particolare: nessuno è rimasto escluso dal messaggio di Speranza che i due pontefici hanno voluto offrire alla Chiesa universale.

Il giubileo, però, non si vive soltanto a Roma: oltre alle quattro basiliche papali, l’indulgenza poteva essere lucrata anche nelle chiese giubilari (indicate dai vescovi) e nelle basiliche pontificie. L’antica Chiesa di San Gabriele, in quanto basilica minore, ha goduto di questo privilegio. Per molti pellegrini è stato un motivo in più per raggiungere il santuario e – per chi non lo conosceva – scoprire la figura del nostro giovane santo.

Per capire come il santuario ha vissuto questo tempo, abbiamo incontrato padre Raffaele De Fulvio, superiore della comunità passionista e rettore del Santuario.

In che modo il santuario ha vissuto il Giubileo a livello comunitario?

A livello locale abbiamo accolto i tanti pellegrini che sono arrivati per lucrare l’indulgenza. Su un piano più ampio, invece, i nostri religiosi dell’Ufficio di Pastorale Giovanile hanno partecipato al giubileo dei giovani insieme ai confratelli di Francia e Portogallo e ai ragazzi che seguono la nostra spiritualità in questi Paesi. Hanno vissuto momenti di preghiera e canti, e compiuto il gesto penitenziale della salita della Scala Santa in ginocchio.

Quali iniziative avete proposto ai pellegrini?

Per volontà di papa Francesco, questa volta non sono state previste porte sante al di fuori delle quattro basiliche romane. Molti pellegrini, non potendo recarsi a Roma, hanno scelto di celebrare qui il loro giubileo. Per loro abbiamo predisposto due itinerari spirituali sulla figura di san Gabriele: un percorso lungo sulle vie che il giovane santo percorreva nelle sue passeggiate, e uno breve (pensato per chi ha difficoltà di deambulazione) tutto all’interno del piazzale del nuovo santuario. Entrambi aiutano a prepararsi alla confessione e alle pratiche necessarie per l’indulgenza.

Qual è stata la risposta? Si sono registrate novità rispetto agli anni passati?

Molti pellegrini sono arrivati dall’estero: Belgio, Irlanda, Germania, ma anche Corea, Indonesia, Filippine, Canada e Stati Uniti. Dall’Italia sono giunti gruppi da ogni regione, talvolta di passaggio da o verso Roma. Tra i pellegrinaggi più significativi ricordo quello guidato da monsignor Tommaso Valentinetti, arcivescovo di Pescara-Penne: migliaia di fedeli, accompagnati da circa ottanta sacerdoti. Il vescovo desiderava vivere un momento diocesano più intimo e ha scelto San Gabriele, luogo particolarmente caro agli abruzzesi. Hanno letteralmente riempito la chiesa.

Quali frutti ha portato questo Giubileo?

Papa Francesco ha colto bene il bisogno del nostro tempo, segnato da guerre e violenze: necessitiamo di Speranza. Ed è proprio una rinnovata Speranza il frutto più evidente di questo giubileo. L’esempio più recente è stato il viaggio di papa Leone XIV in Turchia e Libano: Paesi dove i cristiani sono una piccola minoranza, ma dove il Papa è stato accolto con grande calore anche dalle autorità civili e religiose. Le sue parole hanno toccato il cuore di tutti.

Alcune iniziative nate nel Giubileo continueranno?

Credo che i due itinerari di pellegrinaggio vadano potenziati: offrono un’esperienza spirituale forte, in un contesto di natura e silenzio che aiuta a disporsi alla grazia dei sacramenti. Inoltre il santuario partecipa a iniziative del GAL del Gran Sasso, tra cui la nuova ciclovia che collega vari santuari e abbazie del territorio teramano, compreso il nostro.

San Gabriele è davvero santo dei giovani e della speranza?

La nostra società invecchia e questo comprime la speranza. Così chiediamo ai giovani sempre di più. San Gabriele chiama noi a guardare i giovani con fiducia e loro a non lasciarsi schiacciare dalle avversità che incontrano sul loro cammino, ma a puntare sempre più in alto, proprio come ha fatto lui.

Quali saranno gli impegni per il prossimo anno?

Nel 1926 l’Azione Cattolica ha scelto san Gabriele come patrono dei giovani: ricorre quindi il centenario. Il santuario vuole dedicare ai giovani nuovi spazi e iniziative, offrendo occasioni per incontrarsi insieme al loro santo patrono. Il calendario è in preparazione: so che l’équipe di Pastorale Giovanile del santuario e quella della Diocesi di Teramo-Atri stanno lavorando intensamente. Il vescovo, monsignor Lorenzo Leuzzi, ha una particolare sensibilità verso i giovani e una grande attenzione per il nostro santuario.

L'ECO di San Gabriele
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