di Jean Echenoz, Traduzione di Giorgio Pinotti,
Adelphi – pp. 156, euro 18.00
Un uomo precipita da una finestra. Per il cinema, sarebbe un buon inizio; per Robert Bristol, regista di modesti successi e notevoli disavventure, è soprattutto una complicazione, poiché la polizia sospetta di lui. Intanto ha un film da finire; si gira in Africa, il budget non collabora, i guai si moltiplicano e la sceneggiatura promette più sussulti di quanti Bristol sembri in grado di provare.
Ma il cinema ha le sue priorità e la realtà può attendere, purché non sia mai a fuoco nell’inquadratura. In Bristol, Echenoz orchestra il racconto con la precisione di chi sa che basta spostare un dettaglio perché una commedia diventi un poliziesco, o viceversa.
Il protagonista non ha nulla dell’artista geniale e tormentato: è un professionista modesto e indefesso, quasi inconsapevole; eppure continua a girare, anche rincorso dalla giustizia. Viene da chiedersi se, tra finzione e vita, il vero privilegio non sia saper distinguere l’una dall’altra, oppure poter dire “stop” quando le cose si mettono male. Bristol, naturalmente, non può permetterselo.
