di Michele Mari, Einaudi – pp. 160, euro 17.50
I convitati del romanzo vincitore del Premio Strega 2026 sono circa una trentina: gli alunni della III A, che in una cena di classe del 22 luglio 1975 – e poi, per decenni, nella medesima data – decidono di versare una quota annuale in un fondo comune, da dividere tra gli ultimi tre sopravvissuti. Dato l’affollamento, viene da chiedersi quale sia il protagonista di questo gioco a eliminazione. La risposta salta fuori durante le riunioni: a tavola l’ingombrante convitato di pietra è sempre il tempo: da un lato quello che avvicina alla morte, e spaventa; dall’altro quello che avvicina alla morte, e unisce.
Il vero montepremi della riffa della III A è un progressivo riappropriarsi del contatto umano, la riscoperta del prossimo e del calore della condivisione. Sia chiaro, non mancano tranelli, sortilegi, omicidi e altre nefandezze assortite; tuttavia conducono tutte inevitabilmente, come accade nei migliori giochi di società, alla casella di partenza.
