ll limite agli studenti stranieri nelle classi divide politica e scuola. Al centro restano apprendimento dell’italiano, pari opportunità e contrasto alle disuguaglianze. Presidi ed esperti concordano: senza risorse il problema non si risolve
Il 30 per cento non è soltanto una percentuale. Quando entra nelle aule scolastiche, diventa una soglia, una regola, ma anche il simbolo di una discussione molto più grande: come si costruisce l’integrazione nella scuola italiana? E soprattutto, è possibile favorirla distribuendo gli studenti con difficoltà linguistiche tra classi e istituti, oppure il vero investimento deve essere fatto sulle persone, sugli insegnanti e sull’apprendimento della lingua?
È attorno a queste domande che ruota il nuovo Decreto scuola, approvato dal Consiglio dei ministri il 24 settembre ed entrato in vigore il 1° ottobre scorso. Tra le diverse misure previste, quella che ha suscitato più discussioni riguarda la composizione delle classi e la presenza degli studenti stranieri.
La norma,
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