di Margaret Cavendish, a cura di Maria Grazia Nicolosi, VandA
pp. 441, euro 22,00
Stampato per la prima volta nel 1668, Il mondo sfavillante è probabilmente il testo più anziano di questa rubrica. Ecco allora di seguito tre motivi che ne spiegano la sorprendente giovinezza, rinverdita dall’edizione bilingue di VandA. È il primo romanzo utopico-fantascientifico inglese scritto da una donna, nonché un precoce esempio di protofemminismo. È un libro che interroga la realtà e inventa nomi per ciò che ancora non ne ha, come accade ai filosofi – e di filosofia ce n’è a secchiate, tra le pagine. È il frutto di una voce rimasta in sordina per secoli e ora riemersa con un’attualità quasi disorientante: “Pur non avendo il potere, il tempo o l’opportunità di conquistare il mondo come Alessandro e Cesare, piuttosto che rinunciare a essere padrona di un mondo, ne ho creato uno di mia invenzione”. Virginia Woolf ci ha insegnato l’importanza di avere “una stanza tutta per sé”; Margaret Cavendish, tre secoli prima, aveva pensato ancora più in grande.
