Avete inteso che fu detto: “Amerai il tuo prossimo e odierai il tuo nemico”. Ma io vi dico: amate i vostri nemici e pregate per quelli che vi perseguitano, affinché siate figli del Padre vostro che è nei cieli (Mt 5,43-45).
Il discorso della montagna è un insegnamento programmatico di Gesù. La sua vita e le sue parole formano i primi discepoli, e viene annunciato il regno di Dio, che è in mezzo a noi anche oggi, pur essendo ancora imperfetto. Nell’insegnamento di Gesù, da una parte, sentiamo che “Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la propria vita per i propri amici” (Gv 15,12), e, dall’altra parte, siamo invitati a porgere la guancia a chi ci percuote e ad amare i nostri nemici (cf. Mt 5,39.44-45). Sono parole del Vangelo di difficile comprensione e ancora più difficili da mettere in pratica.
Quando Gesù fu interrogato dal sommo sacerdote e venne schiaffeggiato da una guardia, disse: “Se ho parlato male, dimostrami dov’è il male. Ma se ho parlato bene, perché mi percuoti?” (Gv 18,23). Il cristiano non deve mai rinunciare alla propria dignità, ma deve essere consapevole che il male genera sempre un altro male. Nell’amore del nemico non si tratta né di un amore passionale né di un amore che comprenda il male presente nel nemico. Questo brano evangelico invita a rispettare la dignità umana del nemico e auspica la sua conversione. Questi versetti indicano la logica pasquale: vincere il male con il bene, di cui noi cristiani, con l’aiuto dello Spirito Santo, possiamo diventare testimoni.
