Dormienti ma non persi…

Può accadere di dimenticare un vecchio conto corrente, un libretto di risparmio, un assegno circolare non incassato o altri strumenti finanziari contenenti denaro. Quando questi rapporti restano inattivi per molti anni vengono definiti “conti dormienti”. Ciò non significa che le somme vadano perdute: il titolare o i suoi eredi possono richiederne la restituzione seguendo una procedura specifica.

Rientrano tra i rapporti dormienti conti correnti, libretti di risparmio, certificati di deposito, assegni circolari, fondi di investimento e altri strumenti con saldo positivo. Un rapporto è considerato dormiente se soddisfa tre condizioni: saldo superiore a 100 euro, assenza di movimentazioni per almeno dieci anni e mancanza di qualsiasi manifestazione di volontà da parte del titolare o di un delegato. Anche una semplice operazione o una comunicazione alla banca interrompe l’inattività.

Prima di classificare un rapporto come dormiente, banca, intermediario o compagnia assicurativa devono avvisare il titolare e invitarlo a effettuare un’operazione o a confermare la volontà di mantenere attivo il conto. Può però accadere che l’avviso non venga ricevuto, ad esempio per cambio di indirizzo o perché il cliente non ricorda l’esistenza del rapporto. Se non arriva alcuna risposta entro i termini previsti, le somme vengono trasferite al Fondo Rapporti Dormienti, istituito presso il MEF e gestito da Consap. Il trasferimento non comporta la perdita del denaro: il Fondo custodisce le somme, che restano però infruttifere, fino alla richiesta di rimborso da parte del titolare o degli eredi.

Chi sospetta di avere un rapporto confluito nel Fondo può verificarlo gratuitamente consultando la banca dati sul sito Consap, inserendo i dati anagrafici del titolare. Prima della ricerca è utile controllare la documentazione conservata, come vecchi estratti conto o libretti. La verifica è importante anche per gli eredi che ricostruiscono il patrimonio di un familiare deceduto.

Se il nominativo risulta presente, occorre richiedere alla banca, alle Poste o all’intermediario l’attestazione di devoluzione, che certifica il trasferimento delle somme al Fondo e ne indica l’importo. Senza questo documento non è possibile presentare domanda di rimborso. Per ottenere la restituzione è necessario inviare a Consap un documento di identità, il codice fiscale e l’attestazione. In caso di successione vanno allegati certificato di morte, dichiarazione di successione e documentazione che provi la qualità di erede. La richiesta si inoltra direttamente a Consap tramite il portale ufficiale. L’Ente verifica la documentazione e, se la domanda è accolta, accredita le somme sul conto indicato dal richiedente.

La normativa prevede termini precisi per il rimborso, variabili in base alla tipologia del rapporto: per conti correnti e libretti il periodo complessivo è di circa vent’anni, mentre per altri strumenti possono valere scadenze diverse. Il sistema dei conti dormienti non comporta quindi una perdita definitiva, ma garantisce la possibilità di recuperare somme rimaste inattive.

L'ECO di San Gabriele
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