Voglio fare quello che mi pare!

Giugno profuma d’estate e si cominciano a intravedere i giorni delle vacanze, dei viaggi con gli amici e la possibilità di conoscere gente nuova. Dopo un anno di impegni e fatica, inquadrati nello schema ripetitivo del calendario, si immagina un tempo in cui dare soddisfazione al proprio desiderio di libertà. Finalmente più tempo per sé, meno orari, meno obblighi, giornate più lunghe da riempire. Ma appena si comincia, già si insinua in ogni progetto il retrogusto amaro del ritorno alla vita ordinaria.

Proprio in questa situazione si scopre la sottile differenza tra evasione e liberazione: tra divertimento e felicità. In qualche modo ci è stata inculcata l’idea che sei libero quando puoi fare tutto ciò che vuoi: nessun limite, nessuna regola, nessun vincolo. Che la vita è fatta per divertirsi, cioè distrarsi, cambiare direzione, guardare altrove.

Ma chi evade non potrà mai riposarsi. Dovrà trovare freneticamente nuovi modi e più rapide vie di fuga dalla realtà, che a breve tornerà a essere una prigione. A mezzanotte la carrozza tornerà a essere una zucca. Sul far del mattino l’allegria del Paese dei Balocchi tornerà a essere un triste e monotono raglio di somaro.

E non è guardando semplicemente altrove che si incontra la felicità. Come se non guardare la ferita risolvesse il dolore. Quando finisce l’effetto dell’anestesia, torna la paura della solitudine e del giudizio altrui.

San Paolo scrive: “Voi infatti, fratelli, siete stati chiamati a libertà” (Gal 5,13). Ma subito aggiunge: “purché questa libertà non divenga un pretesto per vivere secondo la carne”, cioè secondo l’apparente e l’effimero. In altre parole: la libertà è la possibilità di non lasciarci ingannare dall’immediato, per realizzare veramente noi stessi, anche attraverso la fatica.

La libertà è il dono di fermarsi, ogni tanto, per spezzare il solito ritmo e per guardare meglio la realtà di ogni giorno e orientare il proprio percorso di felicità. La libertà è prendersi tempo per guardare quanto sia bella la propria vita, anche in tutti gli altri giorni dell’anno.

Gesù racconta la storia di un giovane (Lc 15,11-32) che, per essere libero, fugge lontano dalla propria quotidianità. Parte convinto, ma finisce per rimanere solo e senza dignità. Scoprirà, tornando a casa di suo padre – cioè nella realtà – che la felicità è quando ti senti amato dentro la tua storia, anche se imperfetta. Anziché fuggire, con l’illusione di apparire diversi, secondo le aspettative di qualcun altro.

Gesù dice: “La verità vi farà liberi” (Gv 8,32). La libertà nasce dalla verità su noi stessi: non da ciò che solamente appare.

E allora l’estate sia un tempo prezioso e bello. Non solo evasione, ma occasione per capire meglio chi sei. Le vacanze, gli incontri, le esperienze nuove: tutto può aiutarci a scoprire che la libertà non consiste nel non avere limiti, ma nel saper rispondere alla realtà come luogo in cui vivere felici sempre. Anche il lunedì. Anche quando torna settembre.

Scegli un “no” che ti renda più libero. Può essere un eccesso, una dipendenza, un’abitudine negativa, un comportamento che ti allontana da te stesso e dagli altri. Da quel “no” smetti di evadere e ricomincia a essere libero.

Scegli un “no” che ti renda più libero. Può essere un eccesso, una dipendenza, un’abitudine negativa, un comportamento che ti allontana da te stesso e dagli altri. Da quel “no” smetti di evadere e ricomincia a essere libero.