VIOLE MAMMOLE E LATTE

Casimiro Crosa
By Nandino Di Eugenio
Pubblicato il 1 Ottobre 2015

Il giovane passionista padre Casimiro Crosa nella primavera del 1861, mentre è di comunità a Isola del Gran Sasso, viene colpito da una piaga alla gamba ostinatamente ribelle a ogni cura. Il dottore Reginaldo Rossi chiamato per l’occasione, è invitato e visitare anche Gabriele. Al termine della visita il dottore dice che “Gabriele già mostra segni evidenti della tisi tubercolare: volto pallido ed emaciato, petto palombino, cassa toracica angusta”. Non è questa, come si vedrà, la sola circostanza che lega la vita dei due giovani. Casimiro vivrà oltre due anni e sette mesi con Gabriele; avrà modo di seguirne le ascensioni spirituali e di darne stupita testimonianza come avverrà nel settembre successivo. In questo mese nel convento di Isola è presente per gli esercizi spirituali il giovane seminarista Matteo D’Arcangelo che dirà: “Mi colpì Gabriele per la grande pietà e devozione… sembrava stesse in estasi, tanto era il fervore con cui pregava”. Chiede informazioni a padre Casimiro che gli risponde: “È buono assai quel giovane, è un santarello, proprio un santarello, ma di poca salute”.

Nato a Cerendero di Mongiardino Ligure (Alessandria) il 3 luglio 1823, Casimiro a 23 anni entra tra i passionisti. Professa i voti nel convento dell’Angelo presso Lucca il 4 maggio 1847; nell’estate seguente viene trasferito a Isola del Gran Sasso dove è ordinato sacerdote nel 1851. Qui lo raggiunge Gabriele nel 1859; vivranno insieme fino alla morte del santo, il 27 febbraio 1862. Casimiro viene subito impegnato nella predicazione di esercizi spirituali e di missioni al popolo: compito che svolge con gioia e lasciando soddisfatti quanti lo ascoltano. Offre anche la sua frequente collaborazione sacerdotale al parroco anziano e malato del paesino di Fano a Corno ai piedi del Gran Sasso. E qui la sua vita si intreccia ancora con quella di Gabriele. Nella primavera del 1860, l’amicizia di Casimiro con il parroco offre al direttore padre Norberto l’occasione di portarvi a passeggio gli studenti. Tra questi c’è anche Gabriele; il santo incontra Pasqualino Antonacci, un pastorello dodicenne che custodisce il piccolo gregge del parroco don Stefano Cia-ranca. Il pastorello, sono sue parole, vede Gabriele camminare “alquanto dietro al gruppo, pallido nel volto e stanco”. Il ragazzo ha tra le mani un mazzetto di viole mammole. Gabriele gliele chiede perché vuole offrirle alla Madonna. Il ragazzo in seguito dirà: “Colsi allora tante, tante viole e il giorno dopo le portai al convento per Gabriele”.

All’inizio del febbraio 1862 quando Gabriele vive gli ultimi giorni della vita, Casimiro chiede ai famigliari del parroco di inviare il latte per il giovane malato. A compiere la missione viene incaricato lo stesso Pasqualino. Il ragazzo, sfidando i rigori invernali, ogni mattina da Fano a Corno scende fino al convento. Un giorno il portinaio gli dice: “Non venire più; Gabriele non prende più il latte, è morto”. A 90 anni Pasqualino ricorderà ancora commosso: “Io entrai in chiesa e vidi che si stavano facendo le esequie. Era il giovane fraticello che era andato in cielo”. Per Gabriele, Pasqualino aveva raccolto le viole mammole, a lui aveva portato il latte; Gabriele a sua volta gli aveva rapito il cuore.

Dopo la morte di Gabriele, Casimiro resta a Isola fino al 1866 quando l’intera comunità è costretta dal governo ad andare esule a Manduria (Taranto). Qui il religioso, per sopraggiunti problemi fisici, deve ridurre l’apostolato itinerante. Si dedica però al ministero della riconciliazione guadagnandosi l’affetto e la stima di tutti. Carattere aperto e gioviale, ma nello stesso tempo signorile, accoglie chi va da lui; per tutti ha una buona parola, un saggio consiglio; tutti ripartono con la pace nel cuore. Per l’assiduità e il lungo tempo dedicato alle confessioni, lo chiamano l’apostolo e il martire del confessionale. Superiore della comunità dal 1882 al 1884 e nell’ultimo anno della vita, guida i confratelli con amore, con saggezza, e con l’esempio di religioso irreprensibile.

Colpito da congestione cerebrale, padre Casimiro muore a Manduria il 27 aprile 1887 a 64 anni di età, 40 dei quali vissuti esemplarmente come passionista. Prima di essere deposto nel sepolcro, le autorità di Manduria vogliono che il suo feretro percorra le strade cittadine perché ognuno possa manifestare il proprio affetto e la propria gratitudine a padre Casimiro da tutti amatissimo e da tutti sinceramente rimpianto. (9)

p.dieugenio@virgilio.it

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