UNO ZUCCHERINO DAL CUORE DI MANDORLA

By Gloria Danesi
Pubblicato il 2 Maggio 2014

I CONFETTI DI SULMONA DEVONO IL LORO SUCCESSO A UNA ANTICHISSIMA RICETTA CHE PREVEDE L’UTILIZZO DI MATERIE PRIME DI ELEVATA QUALITÀ COME LE SQUISITE MANDORLE DI AVOLA, A UN PURO SCIROPPO DI ZUCCHERO (NON SI FA RICORSO AD ADDENSANTI COME AMIDI E FARINE) E A UNA NOTEVOLE OFFERTA DI GUSTI, FORME E COMPOSIZIONI «…e il naufragar m’è dolce in questo mare»…di confetti. Una delle tesi più accreditate sulle cause della prematura morte di Giacomo Leopardi, a cui si deve questo verso finale de L’in-finito, è quella di una indigestione provocata da una scorpacciata di confetti cannellini. Nei mesi di maggio e giugno i confetti sono tra i protagonisti di prime comunioni e nozze. Queste piccole grandi leccornie rivestite di tulle accompagnano le occasioni importanti della vita dell’uomo.

Patria e indiscussa capitale mondiale di questo bianco o colorato bon bon, uno zuccherino dal cuore di mandorla nella versione classica, è Sulmona, cittadina in provincia dell’Aquila. I confetti di Sulmona devono il loro successo a una antichissima ricetta che prevede l’utilizzo di materie prime di elevata qualità come le squisite mandorle di Avola, che nel tempo hanno sostituito quelle locali, un puro sciroppo di zucchero, non si fa ricorso ad addensanti (amidi e farine), con una notevole offerta di gusti, forme e composizioni. All’inconfondibile prodotto finale si arriva attraverso diverse fasi di lavorazione.

Le mandorle, dopo essere state sbucciate e poste nelle “bassine”, contenitori rotanti su un asse obliquo o orizzontale a forma di pera o di tamburo, vengono nebulizzate con soluzioni di saccarosio che grazie a insufflazioni di aria calda evaporando lascia uno strato uniforme di zucchero sulla mandorla. Seguono operazioni di bagnatura e di essiccamento fino a ottenere lo strato di rivestimento desiderato. A questo punto i confetti si presentano rugosi e irregolari e vengono sottoposti a lisciatura e colorazione se necessaria, ultimo passaggio è la lucidatura. L’intero ciclo di lavorazione dura due o tre giorni. I precursori degli attuali confetti erano dolcetti confezionati con noci, pinoli o nocciole rivestiti di miele e venivano utilizzati già dagli antichi romani in occasione di nascite, matrimoni ed eventi gioiosi. L’arrivo dello zucchero, ricavato prima dalla canna e poi anche dalla barbabietola, permise la svolta della “confecteria”.

Nel XV secolo ebbe inizio a Sulmona la fabbricazione di confetti così come li conosciamo oggi e nello stesso periodo, presso il monastero di Santa Chiara vennero create le prime composizione artistiche: fiori, spighe, grappoli, cestini e rosari, ottenute legando i confetti con fili di seta. Edwear Lear, viaggiatore inglese dell’800 nel suo Viaggio illustrato nei tre Abruzzi scrive di Sulmona: “Abbiamo ammirato le sue strade ben pavimentate e i numerosi negozi (la metà di essi sono dei confettieri, perché i confetti di Sulmona sono famosi in tutta Italia), i caffè, i palazzi e le chiese, mentre passavamo lungo la via principale…”.

E già, la cittadina peligna offre delizie non solo per la gola. Infatti, alla corona di imponenti vette che la circondano, rispondono in modo altezzoso cupole, campanili e palazzi la cui bellezza le ha fatto attribuire l’appellativo di “Siena degli Abruzzi”. Eccezionale, poi, anche la sopravvivenza di antiche tradizioni con manifestazioni molto suggestive come la Giostra cavalleresca e la Madonna che scappa. Quest’ultima è una sacra rappresentazione che si svolge la mattina di Pasqua nella piazza principale ove, alla presenza delle statue di san Pietro e san Giovanni, quella della Madonna addolorata incontra quella di Gesù risorto. La vergine Maria, sorretta da velocissimi confratelli, si dirige verso il figlio e nella corsa perde il velo nero. Oltre alla particolarissima pantomima tra le statue c’è anche il rilascio di alcune colombe. Sia dal volo del velo che da quello degli uccelli si ricavano auspici: se il primo cade pesantemente al suolo è di cattivo presagio, mentre se veleggia l’anno sarà positivo per l’intera collettività. Così come se gli uccelli volano radenti al suolo i raccolti saranno scarsi, invece se spiccano il volo verso il cielo le messi saranno abbondanti. Tra gli estimatori dei confetti al già citato Leopardi si aggiungono Goethe, Manzoni, Carducci e D’Annunzio.

Oltre ai maestri confettai Sulmona, cuore geografico e dolce d’Abruzzo, ha dato i natali al grande poeta latino Ovidio. I confetti, segno per eccellenza di buon augurio, hanno ispirato versi memorabili che fanno vibrare il cuore.

 

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