Raiano è terra di ciliegie pregiate, coltivate grazie a un habitat ideale e a cultivar antichi oggi in parte recuperati. Attorno a questo frutto simbolo ruotano tradizioni agricole, feste e sapori che raccontano l’identità del territorio
Come un bacio tira l’altro, così avviene per le ciliegie: frutto bello da vedersi per colore e forma, saporitissimo al palato e quindi irresistibile. Ma senza pagare pegno, perché non fa ingrassare, anzi ha riverberi benefici sulla salute. È anche allettante perché è il primo frutto a maturare dopo la fredda stagione.
A Raiano principalmente, ma anche nei comuni limitrofi di Corfinio e Prezza, borghi in provincia dell’Aquila, grazie a un habitat ideale vengono prodotte, già dall’inizio del ’900, grandi quantità di rinomate ciliegie. Fino a circa cinquant’anni fa i cultivar erano rappresentati esclusivamente dai cosiddetti raffajeueje, dal frutto molle e dall’elevato contenuto di zuccheri, quindi particolarmente vocati alla lavorazione, e dalla cerascia a spirite, un grosso durone buono come frutta da tavola e sotto alcool, grappa e rhum. L’ingresso di molti contadini, negli anni 70 del secolo scorso, nelle fabbriche da poco insediate in Valle Peligna determinò un ridimensionamento delle attività agricole che, in concorso con le nuove esigenze del mercato, comportò l’introduzione di varietà non autoctone, più produttive e all’occhio più invitanti.
Da diversi anni l’Amministrazione comunale di Raiano e la Riserva naturale delle Gole di San Venanzio hanno pianificato la reintroduzione sia di cultivar antichi sia di alcune nuove varietà che ben si adattano alle condizioni climatiche e pedologiche del luogo, come il durone di Vignola, la Ferrovia, la Bigarreau e la Giorgia.
Tra gli altri prodotti del territorio troviamo la caciotta di Raiano, formaggio a pasta tenera: la media stagionatura la rende ingrediente di diverse ricette. Ne esiste anche una stuzzicante variante aromatizzata al peperoncino, dal sapore deciso e intenso. Si presenta con la classica forma a ruota, di colore giallo paglierino, dall’odore fragrante, dal sapore delicato, con pasta elastica e senza occhiature. I caseifici locali producono anche latticini di alta qualità e una ricotta fresca buona sul pane e ottima nei ravioli.
La cucina è legata alla tradizione contadina e pastorale abruzzese: arrosticini di pecora, pecora alla cottora, spaghetti alla chitarra. Dagli orti arrivano sulla tavola il superlativo carciofo di Prezza e l’insuperabile aglio rosso. Dai frutteti provengono ottime materie prime per cotognate e marmellate da spalmare su pane o fette biscottate, che esaltano la prima colazione e la merenda. Dalle vigne, in special modo da quelle di Vittorito, “Città del Vino” (distante cinque chilometri da Raiano), arriva nel calice, grazie all’amore e all’esperienza dei viticoltori, un vino eccellente, declinato in Montepulciano d’Abruzzo, Trebbiano d’Abruzzo, Pecorino e Passerina. Qui i vitigni tipici abruzzesi danno il meglio, sia per le caratteristiche dei terreni sia per l’esposizione solare; sono allevati a pergola e a filare.
Consigliamo di raggiungere Raiano per gratificare la gola, in particolare in occasione della “Maggiolata” in maggio e di “Sapori dei prodotti tipici” in agosto, nonché tutto l’anno per stupirsi dinanzi allo spettacolo orrido e magnifico delle Gole di San Venanzio, scavate nei secoli dal fiume Aterno. I cercatori di emozioni e del Sacro saranno appagati dalla presenza dell’Eremo di San Venanzio, dove parla il silenzio, e dal tenero spettacolo dei ciliegi in fiore nel mese di maggio. Il luogo è inserito nelle Giornate FAI di Primavera perché splendido intreccio di arte (con la presenza di un Compianto cinquecentesco), fede – il culto di San Venanzio, martirizzato nel 259, e la tradizione dei pellegrini che mettono a contatto parti del corpo con i segni impressi sulla roccia dal santo per prevenire o alleviare dolori reumatici, artritici e cefalee – e natura. Nei boschi della Riserva si possono ammirare, durante la fioritura (da marzo a maggio), una trentina di orchidee del genere Orchis; interessante anche la fauna legata alla presenza dell’acqua.
L’Abruzzo è un cocktail di sapori, paesaggi primordiali, luoghi religiosi e un’ospitalità che sbalordisce chi lo visita: un’esperienza talmente forte da creare dipendenza.
