UNA SCELTA IN… COMUNE

By Antonio Andreucci
Pubblicato il 2 Marzo 2020

Gli uffici anagrafe sono stati individuati quali punti di raccolta e registrazione delle dichiarazioni di volontà in merito alla donazione di organi e tessuti. In Italia ci sono 22,5 donatori per milione di persone

Dare sé stessi per salvare vite umane è forse il maggiore dei doni che l’uomo possa fare. Se Gesù diede la sua vita terrena per salvare la nostra spirituale, perché non possiamo noi aiutare gli altri donando i nostri organi? Oggi è ancora più semplice, perché la volontà di donare – o no – i propri organi, può essere espressa anche sulla carta di identità elettronica mentre prima ci si affidava prevalentemente al passaparola tra amici e parenti o all’opera generosa che da circa mezzo secolo svolge l’Associazione italiana donatori di organi. Ognuno di noi può salvare delle vite, esprimendo il proprio “sì”. La donazione, nelle sue molteplici forme, è espressione di reciprocità e solidarietà. In Italia i principi della gratuità, libertà, consapevolezza, volontarietà e anonimato sono trasversali a tutte le tipologie di donazione e sono posti a tutela del donatore e del ricevente. Donatore lo si può essere sia in vita sia dopo la morte; rivolgersi alla Asl, o ad associazioni come l’Aido, può essere un buon primo passo per conoscere le modalità con cui dichiarare la propria volontà sulla donazione di organi e tessuti dopo la nostra morte e i diversi percorsi per essere donatori in vita, come per le cellule staminali emopoietiche. Non esistono precisi limiti di età. In particolare per reni e fegato non si guarda l’età biologica ma la funzionalità dell’organo. L’età media dei donatori è intorno ai 70 anni, e va tenuto conto che grazie ai progressi della scienza, oggi si possono prelevare organi da donatori di età anche superiore agli 80 anni e addirittura ai 90 anni.

Esprimere in vita la volontà sulla donazione, favorevole o meno, è una garanzia che la scelta venga rispettata e solleva la famiglia e i parenti, dalla responsabilità di dovere scegliere al posto del proprio caro nel momento più difficile e triste. Scegliendo per tempo, in tutta tranquillità, dopo essersi informati correttamente e, soprattutto, aver acquisito alcune certezze: che il prelievo avverrà solo in caso di morte accertata; che gli organi saranno assegnati a chi ha più bisogno; che con gli organi prelevati si potranno restituire serenità, gioia e vita piena a chi è stato meno fortunato di noi. Ci sono migliaia di persone in lista d’attesa (specialmente per il trapianto di cuore, di fegato e polmone che sono organi salvavita) che possono morire perché non arriverà in tempo un organo che avrebbe potuto salvarle.

C’è da dire, intanto, che possiamo rallegrarci per il fatto di avere un sistema di trapianti tra i migliori d’Europa per qualità degli interventi e sicurezza dei processi; inoltre, si sta diffondendo la disponibilità al dono perché sono in atto alcune azioni molto incisive, tra le quali il progetto Una scelta in Comune, in cui Aido è partner, che coinvolge le anagrafi dei comuni italiani. Il progetto, che sta riscuotendo un buon successo, prevede la possibilità per il cittadino maggiorenne di esprimere il consenso o il dissenso alla donazione di organi e tessuti al momento del rilascio o del rinnovo della carta d’identità. Finora hanno aderito oltre cinque milioni e mezzo di persone e la maggior parte (80 per cento) ha espresso una volontà favorevole.

In Italia ci sono 22,5 donatori per milione di persone (complessivamente, 1,3 milioni), contro una media europea di circa il 17. Questo dato ci colloca al terzo posto tra i paesi europei, dopo la Spagna e la Francia. Un dato importante, se guardiamo per un attimo le donazioni da vivente, ci fa vedere che le donne italiane sono le prime donatrici in Europa: in tutto il continente la media si attesta al 58 per cento mentre in Italia arriva al 70, il doppio rispetto agli uomini. La situazione è generalmente buona, ma è molto diversificata: la Toscana è particolarmente generosa e in tema di donazioni e trapianti ha percentuali che la pongono ai primi posti in Europa. Purtroppo ci sono regioni, in particolare nel Meridione, che fanno molta più fatica. I dati generali comunque dicono che negli ultimi anni le donazioni sono aumentate del 24,4 per cento. Anche per questo è in costante riduzione la lista di attesa per il trapianto di rene, seppure oltre 8.700 persone sono ancora in attesa di un trapianto di organo per tornare a condurre una vita normale. Riguardo agli indici di qualità dei trapianti, i dati sono estremamente positivi: ad esempio la sopravvivenza dei trapiantati di rene a un anno dall’intervento è del 97,3% e il 93% dei pazienti torna al lavoro dopo il trapianto o è in condizione di farlo. Una fotografia di come stanno le cose da noi, ce la fornisce il recente rapporto del Centro nazionale trapianti (Cnt) che ha analizzato i risultati della raccolta delle dichiarazioni di volontà alla donazione di organi e tessuti attraverso il rilascio o il rinnovo della carta d’identità elettronica. Le realtà più “virtuose” sono Cagliari tra le grandi città, Sondrio tra tutti i capoluoghi di provincia, la Toscana e la Valle d’Aosta tra le regioni. L’analisi del Cnt ha interessato i numeri realizzati dai 6.274 comuni nei quali è possibile registrare la volontà alla donazione, con una copertura del servizio pari al 92% della popolazione residente. Complessivamente, nell’ultimo anno, attraverso i comuni abilitati sono state raccolte 2.319.223 dichiarazioni, ovvero il 22,5% in più rispetto al 2018. I consensi sono stati 1.559.171 (67,2%, in leggero calo sul 67,5% dello scorso anno) e 760.052 le opposizioni (32,8%). In totale le dichiarazioni registrate finora nel Sistema informativo trapianti sono arrivate a quota 6.788.457: 5.209.477 consensi e 1.578.980 opposizioni.

Tendenzialmente meno alti i valori raggiunti dalle città maggiori: il risultato migliore è quello di Firenze (17ma), mentre annaspano Milano (57ma), Roma (64ma) e Torino (75ma). Ma è nel Centro-Sud che troviamo i capoluoghi con gli indici del dono più bassi: Napoli è in 104ma posizione, e al fondo della graduatoria si trovano Foggia, Crotone e Teramo. Il gap tra Nord e Sud in tema di volontà alla donazione emerge anche nel confronto tra le regioni: l’indice più alto del 2019 lo ottiene la Valle d’Aosta, seguita dalla Provincia autonoma di Trento e dalla Sardegna, sono al di sotto della media nazionale, invece, le realtà meridionali, in particolare Campania, Sicilia e Calabria, tutte con tassi di consenso inferiori al 60 per cento. Speriamo che anche i calorosi meridionali diventino generosi sotto questo profilo e, punti nell’orgoglio, vogliano battere il primato nazionale – in termini di percentuale – di Collesalvetti, una cittadina del livornese con un tasso di consensi che sfiora il 95 per cento!

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