Ci avviciniamo alla festa del santo Natale, la celebrazione della nascita di Gesù. Come ci stiamo preparando a questo tempo? I negozi già da tempo sono adorni di panciuti uomini vestiti di rosso con la fluente barba bianca e i social traboccano di pubblicità di cenoni, settimane bianche e crociere proponendoci tutto, tranne il ricordo del mistero centrale di questa festa.
Intendiamoci, Natale è una festa e quindi un po’ di sano divertimento o di svago non possono che starci bene, a condizione di non perdere di vista la sua natura religiosa.
Sfogliando le lettere di san Gabriele, ne ho trovata una datata 20 dicembre 1857. È indirizzata al papà Sante per fare gli auguri per il Natale ormai incombente.
In questa lettera, il giovane religioso ricorda con quanta gioia, attendesse questo tempo quando ancora era Francesco (Checchino) Possenti: All’appressare di questa festa gioiva, sì, il mio cuore. E tuttavia aggiunge: ma di una bugiarda e falsa gioia, poiché io tali giorni desideravo come ridondanti di giochi, di passatempi e altro, e massime la vigilia e la notte di un tanto giorno. Oh cieco! Operavo tutto il contrario.
Se quindi certamente san Gabriele non ha mai smarrito il riferimento al mistero celebrato, pur tuttavia, sembra riconoscere che avrebbe potuto vivere la festa meglio di come non abbia fatto: quasi 170 anni fa. Quindi, la festa del Natale veniva già vissuta da alcuni più come occasione di divertimento che di riflessione e commozione per il Dio che si fa bambino nella mangiatoia di Betlemme. È proprio vero che la storia è fatta di corsi e di ricorsi!
Eppure se tanto mi da tanto, se cioè la storia si ripete, la candida ammissione di san Gabriele ci apre a una speranza in più: se anche lui ha vissuto con leggerezza questa grande festa, eppure il Signore ha saputo farlo innamorare di sé, certamente ancora oggi – nonostante tutte le avversità rappresentate da una società sempre più secolarizzata – il Signore potrà far innamorare di sé tante altre persone, magari tanti altri giovani che oggi scrollano sui social attratti dalle promozioni per le vacanze di inverno.
Da quelle poche righe di san Gabriele dell’Addolorata sembra trasparire quasi una nostalgia: è come se percepisse di aver perduto – nelle serate trascorse alla ricerca di passatempi – delle occasioni straordinarie per scoprire la meraviglia di un Dio incarnato. E acquisita questa consapevolezza la traduce in una preghiera a favore dei suoi cari perché non abbiano a commettere lo stesso errore.
Tra i messaggi che affollano i social in questo periodo non mancano quelli di tanti cattoliconi (passatemi il termine) e tanti nostalgici di un tempo che fu, quando il Natale si viveva diversamente, perché si stava meglio quando si stava peggio e tanti luoghi comuni simili.
Lasciamoci ispirare da san Gabriele: non è forse vero che ogni generazione vede un decadimento in quella successiva? Non è vero che anche noi – in età giovanile – abbiamo cercato tanti passatempi fino a quando abbiamo maturato una esperienza di Dio tale da farci riconsiderare la portata anche del Natale di Gesù? Evitiamo dunque i luoghi comuni e impegniamoci, come il nostro giovane santo, nella preghiera a sostegno di chi un’esperienza forte di Dio – forse – ancora non l’ha fatta. Questo Natale, offriamo la nostra preghiera anche per loro. Come Gabriele.
