Tutela del creato, minoranze, solidarietà e pace

La crisi ambientale e le sfide sociali sembrano essere argomenti molto diversi, ma vengono strettamente correlate nella Dottrina Sociale della Chiesa.

La giustizia sociale viene contemplata già nell’Antico Testamento come criterio per un culto vero: “Lontano da me il frastuono dei vostri canti! Piuttosto come le acque scorra il diritto e la giustizia come un torrente perenne” (Am 5,2324). Tuttavia, l’insegnamento strutturato sull’argomento, la Dottrina Sociale della Chiesa, nasce solo nel 1891 con l’enciclica Rerum novarum di Leone XIII, il quale ha ispirato papa Leone XIV a scegliere il nome in quanto pontefice.

Giovanni Paolo II indica una stretta correlazione tra il rispetto dell’ambiente naturale e la tutela dei beni umani, quale l’inviolabilità della vita umana e la pace. “Mentre ci si preoccupa di preservare gli “habitat” naturali delle diverse specie animali minacciate, ci si impegna troppo poco per salvaguardare le condizioni morali di un’autentica “ecologia umana”. Non solo la terra è stata data da Dio all’uomo, ma l’uomo è donato a se stesso da Dio e deve, perciò, rispettare la struttura naturale e morale, di cui è stato dotato” (Centesimus annus, 38).

Oltre il rispetto della vita dei singoli anche la struttura matrimoniale, familiare e quella sociale è un bene fondamentale da tutelare. Secondo il principio di sussidiarietà è illecito togliere agli individui ciò che essi possono compiere per affidarlo alla comunità. Lo stesso principio salvaguarda la ricca articolazione della società che comprende anche minoranze storiche. Queste ultime vivono da secoli in un dato territorio e spesso hanno una lunga esperienza storica di come arrivare ad un mutuo arricchimento con la comunità maggioritaria.

Tale cammino impegnativo passa per una conoscenza vicendevole e viene sorretto non solo da valori comuni, ma anche da interessi condivisi. Le tradizioni locali e il principio di solidarietà sono strettamente dipendenti e complementari fra di loro. Mentre la dignità umana è universale, la costruzione delle comunità prospere presuppone l’appartenenza a una cultura locale che educa ai valori eminentemente umani (Cf. Francesco, Fratelli tutti, 142).

L'ECO di San Gabriele
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