Un febbraio vibrante, sospeso tra il profumo di fritto del carnevale e l’arrivo delle Ceneri. Un viaggio tra usanze secolari, sapori tipici e atmosfere festose che accompagnano la comunità verso la Pasqua
Corto e freddo, colorato e profumato di fritto, gioioso fino alle grigie Ceneri: il double face febbraio. Il mese del godimento e della mortificazione, del carnevale e della Quaresima. Le prime settimane sono caratterizzate da mascherine sui volti, menti che si lambiccano per dare vita a scherzi beffardi, mani intente a lanciare coriandoli, altre a preparare carri allegorici o a sfornare deliziosi manicaretti per avide bocche, per estasiare palati consapevoli che da lì a poco inizierà un lungo periodo di austerità, ma consolati all’idea della santa Pasqua.
Ventotto giorni con tanti appuntamenti: il 2, la Candelora (Presentazione di Gesù al Tempio), con la distribuzione di candele benedette simboleggianti la Luce di Cristo, considerate capaci di allontanare o placare cataclismi naturali. L’andamento climatico di questo giorno fornisce indicazioni secondo il detto popolare: “Se piove n’Cannelore da lu vierne semme fôre; se piove e ‘nsieme nengue da lu vierne semme dentre; ma s’è u bielle soletieje è mezza state e miezze vierne”(Se piove alla Candelora, dall’inverno siamo fuori; se piove e insieme nevica, dall’inverno siamo dentro; ma se c’è un bel sole, è mezza estate e mezzo inverno). Nell’Abruzzo interno questo è anche chiamato “giorno dell’orso”, perché nella credenza popolare si riteneva che il plantigrado terminasse il letargo. Nell’aria, suoni di assordanti trombette, stelle filanti e profumi di cucina.
A rendere più spumeggiante il Carnevale, tra i tanti dolci tipici, ci sono anche i deliziosi spumini abruzzesi a forma di barrette (6-8 cm di lunghezza e 3 cm di spessore), realizzati con mandorle, limone, cannella, glassa di albume d’uovo e zucchero. Si procede sbattendo le chiare d’uovo fino a ottenere una pasta sostenuta; alla massa si toglie circa un quarto e si aggiungono mandorle tritate, cannella in polvere e limone grattugiato. Versato l’impasto su una spianatoia, si creano dei grossi cannelli che, dopo essere stati schiacciati, spalmati con la glassa e tagliati in pezzetti (tipo wafers), vengono posti a cuocere in forno a fiamma debole per 15-20 minuti.
Nel giorno della Candelora si preparano e pregustano i taralli di san Biagio, che si festeggia il giorno seguente; nel territorio teramano si mangiano le crispelle (derivanti dalle crêpes francesi) in brodo o in timballo. Inoltre è l’occasione dei primi assaggi di alcuni vini, come il moscatello casauriense, tipico dell’entroterra pescarese.
Il carnevale è molto amato dagli abruzzesi: lo testimoniano le numerose e partecipate manifestazioni messe in essere in tutta la regione. Rinomato è il carnevale di Francavilla al Mare per i suoi carri allegorici.
A Montorio al Vomano, in provincia di Teramo, questo periodo di grande euforia e sberleffi è talmente sentito che, alla fine dei festeggiamenti, vengono celebrate solenni esequie alla sua personificazione. Al “carnevale morto”, nella ricorrenza delle Ceneri, è riservata una parodia del rito funebre con un corteo di maschere vestite a lutto che attraversa il centro storico, con in testa la bara contenente non un fantoccio, ma un carnevale in carne e ossa. La colonna sonora, curata dalla banda cittadina, alterna musiche funebri e brani irriverenti; il finale prevede graffianti scene satiriche in cui vengono messi alla berlina personaggi locali e politici. Nell’aria frizzantina, lazzi, risa ed effluvi di vin brulè e castagnole.
La manifestazione, risalente ai primi decenni dello scorso secolo, deriva dalla commedia dell’arte: a quei tempi carnevale sfilava sul dorso di un asino impartendo benedizioni agli astanti con l’ausilio di un baccalà (pesce). Le religiose genti d’Abruzzo, nella loro storia, hanno vissuto l’alternanza di periodi di “grassa” e di “magra” e quindi, senza sforzo, attendono in morigerata attesa la festa della Resurrezione del Signore.
