TERRA DI PANI E DI PASTORI

abruzzo del gusto
By Gloria Danesi
Pubblicato il 2 Dicembre 2013

Tra i numerosi prodotti tipici spiccano per bontà le pagnotte da forno Sant’Agata, il pane solina, il pane nobile di Guardiagrele, il pane con le patate e il pane di Cappelli

Se il Natale è una festa sentita in ognidove, in Abruzzo lo è ancor di più. Questo perché è la terra dei pani e dei pastori, anche se quest’ultimi sono più rari negli ultimi decenni. La tradizione del pane, però, è viva come un tempo così come quella dei “presepi viventi”. Quando Cristo, il pane della vita eterna, viene alla luce i primi ad adorarlo sono proprio i pastori, gente che ha come tetto il cielo a cui volge gli occhi e il cuore. La società agropastorale era composta da uomini e donne che, pur nella loro semplicità, erano fortemente consapevoli della necessità sia del pane della terra che di quello dell’anima.

Il pane è simbolo per eccellenza al contempo di materialità e immaterialità. Nonostante l’avvento della società dell’opulenza questo alimento, per gli abruzzesi, ha mantenuto un ruolo centrale. Infatti, tra i numerosi prodotti tipici spiccano per bontà diversi tipi di pane: le pagnotte da forno Sant’Agata, il pane solina, il pane nobile di Guardiagrele, il pane di Cappelli e il pane con le patate. Quest’ultimo si caratterizza perché mantiene morbidezza e fragranza anche per 6-7 giorni grazie alla presenza, tra gli ingredienti, del gustoso tubero ricco di amido. La sua produzione è peculiare dell’Abruzzo montano, in particolare delle province de L’Aquila e Teramo, zone dove vengono coltivate patate di pregio. A dirla chiaramente non sono state ragioni riconducibili alla durata e al gusto del pane a favorire l’ingresso di questa solanacea nell’impasto, ma l’obiettivo era quello di risparmiare farina, ingrediente dal costo più elevato. Oggi fortunatamente questo pane viene prodotto non perché più economico ma perché ritenuto una vera ghiottoneria per quel sapore intenso, l’incredibile tenerezza e la bella colorazione scura della crosta. Si prepara impastando lievito e farina, si pone a lievitare in una “madia” per una intera notte; la mattina seguente si aggiunge dell’altra farina, acqua calda e patate sbucciate, lessate e schiacciate nella dose pari a circa il 20% dell’impasto. Si ricavano dalla massa le quantità adeguate per la preparazione delle pagnotte, si lasciano lievitare di nuovo in luogo caldo per almeno tre ore. L’ultimo passaggio è la cottura al forno per un’ora circa, con temperatura tra 180°-200°C.

Dal pane povero al pane nobile di Guardiagrele, dalla civiltà pastorale si compie un bel passo indietro nel tempo fino alla civiltà medievale, da cui deriva la ricetta. Filoni e pagnotte che vedono l’utilizzo di una miscela di molte farine: doppio zero, integrale, avena, mais, orzo, segale con aggiunta di semi di sesamo, olio extravergine di oliva, la lievitazione è affidata al lievito madre e a una piccola quantità di lievito di birra. Un pane dal profumo speziato, dalla crosta nocciola con mollica morbida e spugnosa, sostanzioso e a lunga conservazione, ideale per tagliaboschi e carbonai, lavori duri svolti lontano da casa.

Nell’antica terra dei pastori a Natale in molti indossano i panni degli avi per intervenire, come figuranti, nei numerosi presepi viventi che vengono allestiti in diversi centri. Tutti molto suggestivi sia per lo scenario naturale che per quello ricreato nonché per la partecipazione corale delle comunità. Quello di Rivisondoli (1300 mt di altitudine), giunto alla 62a edizione, è il più noto. Ebbe origine poco dopo la fine del secondo conflitto mondiale per merito dell’arciprete don Antonio Pintori con l’intento di ricordare le vittime dell’eccidio di Pietransieri. Il ruolo dell’Angelo – nella prima edizione – fu affidato proprio a un ragazza scampata alla strage di civili. Oggi la parte del Bambinello spetta all’ultimo nato in paese o in quelli limitrofi, la Vergine viene invece scelta l’8 dicembre attraverso una selezione. Coinvolti residenti e turisti. Le scene, che ricalcano fedelmente il racconto evangelico, prendono l’avvio dal sogno di un pastore presso il fuoco dei bivacchi. La manifestazione religiosa, culturale e di costume, di rilievo nazionale, si svolge in località Piè Lucente, un nome più che appropriato perché Cristo, Sol invictus, è luce del mondo.

E poi ci sarà pure stata una ragione per la quale i pastori di Betlemme hanno avuto il privilegio di arrivare dal Bambino divino prima dei re Magi. Magi…co Abruzzo.

 

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