TEMPO DI ATTESA DI DIO

By Mons. Antonio Riboldi
Pubblicato il 1 Dicembre 2013

Potrebbe sembrare monotono, senza significato ed efficacia, questo tempo liturgico dell’avvento, ossia del racconto di quanto Dio ha fatto per amore del suo popolo, se quel racconto, quel tempo non fosse, oggi, il tempo dell’uomo, di ciascuno di noi.

Voglio spiegarlo: sono tanti anni, ormai, che accompagno i passi di molti sulla via che conduce a Dio, cercando di fare filtrare dalle sue parole, che ogni domenica propongo, l’amore con cui Dio avvolge i nostri momenti di vita e che solo dà la spiegazione della storia di ciascuno di noi e dell’intera umanità. Ognuno dovrebbe imparare l’arte di confrontarsi con la parola di Dio, per trovare in essa la vera ragione della propria esistenza, uscita dal cuore del padre attraverso i nostri genitori. Dio non fa mai nulla senza plasmare tutti con il suo amore. Siamo stati creati da chi ci ama da sempre, per essere felici per sempre, passando dalla provvisorietà di questa esistenza, una breve prova, per conquistare la vera vita eterna che è solo gioia.

Questo tempo di avvento è l’attesa incredibile che Dio venga tra di noi, come uno di noi, donandoci il figlio, fattosi uomo per salvarci.

Chi di noi ha familiarità con la sacra scrittura, non può che rimanere sorpreso dalla lunga preparazione di Dio per il nostro ritorno a casa. Dalla chiamata di Abramo, nel vecchio testamento al dono di Gesù, che si fa uno di noi, vive con noi e alla fine darà addirittura la sua vita in croce per farci entrare nella vita eterna e così riaprire la porta del cielo a tutti noi, se lo vogliamo.

È stato un lungo dialogo, un’alleanza spesso disattesa dagli uomini, che si è mantenuta per la fedeltà del padre. È lo stesso incontro e dialogo del padre con ciascuno di noi, in cui manifesta una fiducia piena e offre come garanzia il suo stesso amore, essendo noi così fragili e discontinui nella fedeltà. Ha dell’incredibile che Dio ami così tanto l’umanità, che ci ami così infinitamente, personalmente, uno a uno, nella nostra piccola e pur così grande esperienza umana. Il salmista si chiede: “Ma chi è l’uomo perché tu, o Dio, di lui abbia così tanta cura?”. La risposta è meravigliosa nella sua semplicità: Dio ha cura di ogni uomo, perché siamo suoi figli adottivi, in Cristo Gesù.

E un padre non si dà pace se non ha con sé, a casa, tutti i suoi figli. Per questo è disposto a tutto e il prezzo che il padre ha pagato per noi è stato altissimo, incommensurabile, incomprensibile per le nostre misere menti: ha mandato tra noi il figlio prediletto, il Verbo di Dio, Gesù, che per noi, secondo la volontà del padre, ha dato la sua vita.

Ma riusciamo anche solo a pensare a così tanto amore?

Dovremmo chiedere ogni giorno la grazia di poterne comprendere e accogliere almeno un barlume e sicuramente la nostra vita cambierebbe, acquisterebbe un nuovo valore e senso anche ai nostri stessi occhi.

Sono tanti anni che dialogo con la parola di Dio. La mia vita da parroco e ancor più da vescovo è un continuo tentativo di donare la parola, per aiutare i miei fratelli a conoscere il grande dono che il padre ci ha fatto in Gesù, parola vivente di Dio.

Sarebbe un vero danno spirituale, vivere questo tempo di avvento, attesa del Natale, solo come ce lo offre il mondo, che nulla ha a che vedere, con la venuta di Gesù.

Meditiamo quello che scrisse il caro Paolo VI, allora cardinal Montini, nel lontano 1957, che mi voleva tanto bene e seguiva quello che operavo per i terremotati del Belice: “La nostra mentalità è volta alla considerazione di ciò che siamo, di ciò che abbiamo, di ciò che possiamo; e su questa considerazione positiva e spesso confortante del nostro essere, costruiamo il castello della nostra concezione di vita, che è un castello di potenza, di sufficienza, d’orgoglio, fondato sul nulla radicale del nostro principio. Noi dimentichiamo di essere creature e ragioniamo di noi stessi come se noi fossimo la causa del nostro essere. Perciò vien meno in noi la saggezza elementare del pensiero e della valutazione delle cose… noi parliamo di noi stessi come se fossimo padroni della nostra vita, e non soltanto responsabili del suo impiego… se avessimo il senso delle proporzioni vere e totali dell’essere, avremmo maggiore entusiasmo di ciò che siamo realmente, ma saremmo insieme meravigliati di tutto dovere al datore di ogni bene. La piccolezza nostra e la grandezza sua formerebbero i poli del nostro pensiero, e sospesi fra il nulla della nostra origine e il tutto del nostro fine, comprenderemmo qualche cosa del grande e drammatico poema della nostra vita… E se non siamo restii alla grande rivelazione di Dio fatto uomo, non soltanto le realtà divine ci sono annunciate, ma le verità umane altresì”.

E papa Francesco, nel libro Il cielo e la terra afferma: “Dio si fa sentire nel cuore di ogni persona. E rispetta anche la cultura dei popoli. Dio si apre a tutti i popoli, si rivolge a tutti affinché lo cerchino e lo scoprano attraverso la creazione. Nel nostro caso, dell’ebraismo e del cristianesimo, esiste una rivelazione personale. Lui stesso ci viene incontro, si rivela a noi, ci indica il cammino, ci accompagna, ci dice il suo nome, ci guida per mezzo dei profeti. Noi cristiani crediamo che si manifesti e si consegni a noi tramite Gesù Cristo”.

Ecco, dunque, un tempo privilegiato, l’avvento appunto, perché questa ricerca divenga più profonda, questa accettazione della rivelazione di Dio ci apra il cuore e guidi le nostre scelte, illuminando la nostra quotidianità, a volte troppo vuota e senza significato, e speriamo non troppo oscura.

 

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