Smetti di giocare al medico

Intervista al professor Paolo Nucci, autore del libro “Allora mi curo da solo”

Il noto luminare dell’Oftalmologia racconta come diagnosi preconfezionate, influencer sanitari e algoritmi compiacenti stiano cambiando il rapporto con la cura. “Il problema non è informarsi, ma credere di aver capito”. E avverte: “Naturale non significa sicuro. E l’intelligenza artificiale non conosce il peso dell’errore”.

Una sorta di termometro sociale che registra la “febbre” del momento e, attraverso una importante esperienza nel campo medico e cinquanta storie vere di vita vissuta, la trasforma in forma leggibile. Può essere inquadrato così l’instant book mandato recentemente in libreria dal noto luminare dell’Oftalmologia e docente presso l’università degli Studi di Milano, Paolo Nucci, nonché scrittore, divulgatore scientifico e visiting professor in numerose università straniere.

Il volume in questione s’intitola Allora mi curo da solo (Piemme, pp. 144, euro 17,96) e tratta in maniera brillante e incisiva lo scottante quanto attuale fenomeno dell’autodiagnosi. Il tutto alla luce di un grande paradosso: mentre la scienza continua a compiere significativi passi in avanti, la fiducia, ahinoi, arretra. E il risultato è la dilagante quanto pericolosa “epidemia silenziosa” del fai-da-te, che ha per protagonista il paziente iperconnesso, ansioso, convinto di potersi curare da solo grazie a un motore di ricerca. Il tutto nel segno di un rapporto medico-paziente modificatosi negli anni e che invece andrebbe assolutamente recuperato, ponendo così un argine ai contenuti di disinformazione, virali sui social, che sempre più prevalgono sulle evidenze scientifiche.

Occorre, dunque, mettere in campo strumenti comunicativi adeguati affinché il medico possa recuperare autorevolezza e contrastare la “medicina fai-da-te” online. Non è mai un bene, infatti, gestire la salute per conto proprio: la medicina ha bisogno di

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