Febbraio è il mese più corto e il più freddo dell’anno, ed è anche il mese del Carnevale. Ma febbraio è anche il mese degli innamorati, in ricordo del santo vescovo Valentino, che aiutava i più poveri a realizzare il loro desiderio di amore.
Oggi non c’è più la necessità di portare una “dote” da offrire allo sposo, in cambio dell’oneroso mantenimento economico della sposa. Tuttavia, la questione economica sembra ancora rilevante: molti non si sposano perché “non ci sono i soldi”. Eppure potrebbero essere altre le cause che spingono i giovani innamorati verso scelte meno impegnative.
Molti legano l’amore soltanto al piacere oppure lo riducono unicamente all’ambito delle emozioni: la sola attrazione e lo stare bene insieme, finché dura. E niente di più.
L’apostolo Giovanni insegna che “Dio è amore; chi rimane nell’amore rimane in Dio e Dio rimane in lui” (1 Gv 4,16). Cioè che l’amore è il modo di essere e di agire di Dio, il suo modo di vedere, la sua stessa essenza, il suo cuore.
Conosciamo l’amore quando abbiamo il coraggio di sollevare lo sguardo dalle nostre prerogative per fissare il modo di amare di Dio, attraverso la vita di Gesù, che ci dice: “Come il Padre ha amato me, così anch’io ho amato voi. Rimanete nel mio amore” (Gv 15,9). Quel “rimanere” consiste nell’imparare ad amare come ama Gesù, non assumendo come parametro lo spot pubblicitario di un cioccolatino, un desiderato status sociale o un determinato modello tradizionale. “Rimanere nel suo amore” significa guardare alla Croce come alla più alta espressione divina d’amore che la nostra umanità potesse comprendere.
Certamente ti innamori di una persona che in qualche modo ti attrae e ti piace, e vorresti vivere sempre e solo con lei. Certamente questa attrazione diventa anche una relazione personale, che impara a fare i conti con i limiti e la diversità dell’altro, con il quale si sta bene e con il quale si vorrebbe costruire qualcosa di importante e di bello.
Ma poi il Vangelo ci chiama a fare un passo oltre, poiché l’amore non è solo ciò che mi piace e ciò che mi fa stare bene, ma qualcosa di più profondo, che riempie la mia vita anche quando si affievolisce l’attrazione o i progetti non si realizzano secondo le aspettative. L’amore, che ci rende reciprocamente felici, è decidere di dare la vita all’altro, di accogliere l’altro anche quando fallisce, di continuare a camminare insieme nonostante le aspettative deluse.
La devozione di san Gabriele verso l’Addolorata, forse, nasce da questa intuizione: non una pratica masochistica di chi sceglie la sofferenza, ma l’immagine viva di chi continua ad amare davanti alla Croce del Figlio, nonostante la sofferenza da attraversare.
Chi ama, dice san Paolo, ha il cuore grande e cerca sempre il bene in ogni persona e in ogni circostanza. Chi ama non è invidioso, non è vanitoso, non si gonfia d’orgoglio, non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia, ma si rallegra della verità. Chi ama tutto perdona, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta (cfr. 1 Cor 13,4-8).
Certamente una proposta di vita molto esigente, ma anche tanto desiderabile. Che bello essere amati così! Che bello non accontentarsi della banalità e della superficie, scegliendo la verità, la bellezza, l’eternità!
- Quali relazioni preferisci?
- Segui la convenienza, l’emozione, la superficialità dell’attimo che passa oppure desideri qualcosa di più?
- Che tipo di amore sto cercando nella mia vita: uno che passa in fretta o quello che nasce da Dio e rimane per sempre?
- Quando pensi all’amore: ti accontenti o godi?
