Se non ora, quando?

By Stefano Pallotta
Pubblicato il 15 Novembre 2012

Ma veramente è impossibile, come sostiene il presidente della Regione Gianni Chiodi, annullare le anomalie politico-istituzionali in Abruzzo?
 Ragioniamo prima sulle cosiddette anomalie. Una miriade di piccoli comuni che non raggiungono nemmeno i tremila abitanti. Quattro province che probabilmente saranno ridotte, ma che al momento resistono rendendo estremamente difficoltoso il riassetto territoriale. Una regione (anzi due) che si ripete uguale a se stessa al L’Aquila e Pescara (doppi uffici per il consiglio e la giunta). Ci sarebbero da mettere nel conto anche altri enti territoriali che si trovano a metà strada tra i comuni, le province e la regione, ma fermiamoci qui. Ora se il presidente della Regione sostiene che probabilmente per il riassetto delle province occorrerà ancora del tempo e non sarà un processo facile, mentre per la Regione toccare il duale storico assetto è impossibile come potergli dare torto. Eppure i costi di un sistema come quello abruzzese (analogo solo a quello calabrese per quanto riguarda l’assetto regionale: anche lì esiste lo  sdoppiamento tra Catanzaro e Reggio Calabria) crescono esponenzialmente per la moltiplicazione delle strutture e del personale e vanno nella direzione opposta alla politica di contenimento delle spese della pubblica amministrazione avviata dal governo Monti.

Per nostra fortuna ancora (e speriamo non ci si debba ricredere, non fosse altro perché abbiamo già dato in questo senso) non si registrano situazioni come quella che ha visto travolta la giunta regionale del Lazio. La giunta Polverini è stata spazzata via dallo scandalo delle appropriazione del denaro pubblico destinato ai partiti. Ma anche lo sperpero del denaro pubblico per il funzionamento duale e quindi farraginoso dell’istituzione regionale non è da considerare propriamente ragionevole in un contesto dove la stragrande maggioranza dei cittadini è stata chiamata a dare un contributo per il risanamento delle finanze dello stato.

“Una storia arcaica che non può essere alterata”, ha commentato con una saggia visione politica il presidente Chiodi che pure ritiene auspicabile “una ulteriore costrizione delle attuali figure istituzionali”. Saggia ma, mi permetto di osservare, conservatrice.

Se non ora quando? Se non approfittiamo adesso del momento in cui tutto viene rimesso in discussione: il numero dei consiglieri regionali, quelle delle commissioni, degli indennizzi, prebende e privilegi vari ai politici. Se non approfittiamo ora che i cittadini ne hanno piene le tasche di finanziare un sistema fiscale tra i più cari d’Europa e del mondo per far fronte alle esigenze dello stato sociale. Se non ora, quando rimuovere quelle scorie campanilistiche che hanno prodotto tanti più guasti che vantaggi territoriali alla nostra regione?

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