Paul Marquet, quarantadue anni, lascia il lavoro di fotografo che per anni ha garantito stabilità economica a lui e alla sua famiglia. Oggi è single e decide di dedicarsi alla scrittura, pur sapendo che questo significa vivere con il minimo indispensabile e proteggere un tempo creativo lento, fragile, privo di formule sicure. Il quinto lungometraggio di Valérie Donzelli racconta proprio questo: non esistono soluzioni indolori. La libertà ha un prezzo, soprattutto per chi non nasce privilegiato; seguire una vocazione, anche solo intuita, implica rinunce profonde.
Attraverso la delicatezza dei gesti e della voce del protagonista Bastien Bouillon, La mattina scrivo (al cinema dal 5 marzo) mostra come povertà e solitudine non siano condizioni romantiche, ma dure e concrete. Come lo è la fatica fisica, che accompagna la ricerca di un modo autentico di stare al mondo. In un contesto dominato da bisogni indotti e diktat sociali, il film ricorda che ascoltarsi non è un lusso, ma un’esigenza umana primaria. Ignorarla può perfino diventare pericoloso.
