Racconti

di Thomas Mann, Traduzioni di Marco Beck,
Emilio Castellani e Lavinia Mazzucchetti Mondadori, pp. 320, euro 14.50

Nel 1929 Thomas Mann vinse il premio Nobel per la letteratura. Quattro estati prima era apparso in tutte le librerie europee La Montagna Incantata, al tempo stesso romanzo di formazione tardo-ottocentesco e spia dell’inquietudine di mondo spazzato via dal furore del Novecento. Le prime stesure dell’opera risalgono al 1912, due anni in anticipo rispetto alla Grande Guerra. I Racconti giovanili, pubblicati negli Oscar Mondadori insieme agli altri titoli dell’autore tedesco, coprono interamente gli anni che precedono il progetto, dal 1893 al 1911. Il fatto che siano tra le sue prime prove narrative non depotenzia affatto il loro carattere emblematico; in racconti come Il piccolo signor Friedmann, Il pagliaccio o Tobia Mindernickel si intravede già la crisi identitaria che caratterizzerà i personaggi letterari più amati del nuovo secolo.

Thomas Mann è nato 150 fa, è morto da 70; nella corrente di nuove edizioni e nuove biografie apparse o in via di apparizione continuano a galleggiare questioni tutt’altro che risolte. Basti come araldo per tutte quella che sta al cuore di Delusione, il testo più limpido della raccolta, in cui uno sconosciuto in piazza San Marco discosta appena la sedia dal tavolino e chiede deluso alla voce narrante (meglio, al lettore): “Perché devo avere un orizzonte? Dalla vita mi aspettavo l’infinito”.

L'ECO di San Gabriele
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