QUEL DOLCISSIMO NATALE ABRUZZESE

By Gloria Danesi
Pubblicato il 2 Dicembre 2019

Tu scendi dalle stelle o Re del cielo e vieni in una grotta al freddo e al gelo…». In Abruzzo terra di pastorizia e di basse temperature è particolarmente facile riproporre le atmosfere della notte magica di Betlemme. Sono presenti tutti gli elementi dell’immaginario natalizio: grotte, mangiatoie, neve e pastori. Quest’ultimi, pur diminuiti drasticamente nel tempo, sono compiaciuti, come duemila fa, non solo per essere stati scelti a dare il primo annuncio dell’Incarnazione, ma soprattutto perché lo stesso Cristo è “Agnello sacrificale” e al contempo “Pastore buono” del gregge umano. Sarà pure una rivendicazione di “categoria” ma qui la “Festa della Luce” è particolarmente sentita. Infatti in tutte le contrade si prepara al meglio la rievocazione della venuta del Bambino divino. Tanti d altamente evocativi i presepi viventi, taluni sono conosciuti a livello mondiale per l’ambientazione, le luci, i colori e… i suoni. E sì, nei giorni che precedono l’evento nelle strade di città e cittadine gli zampognari, scesi dalle falde del Gran Sasso e della Majella, annunciano la nascita di Gesù. I festeggiamenti durano a lungo e sono ben organizzati sotto tutti gli aspetti, volti a rasserenare l’anima, rallegrare lo spirito e allietare il corpo. C’è un’alternanza, quindi, di funzioni religiose, manifestazioni folkloristiche e tante occasioni mangerecce sia in famiglia che comunitarie.

Nell’aria frizzantina, propria della stagione in questo periodo, viaggia un odore particolare: quello della frittura dei piatti di pesce per la vigilia ma anche, e soprattutto, dei dolci. Ad esempio in provincia di Pescara i dolcetti fritti della tradizione contadina natalizia ma anche del carnevale sono: gli sgaiozzi o sgaiozz’. Squisita leccornia dalla forma tondeggiante di colore bruno dorato fuori e crema tendente al giallo all’interno, soffice, profumata, ricoperta di zucchero. Piuttosto facile la loro realizzazione, gli ingredienti base sono: farina tipo “0”, uova, semi di anice, zucchero, patate lesse e lievito di birra. A questi si aggiungono farina di mais, uva passa e lievito naturale. La forma al dolce viene data dal cucchiaio con il quale vengono prelevate piccole porzioni dell’impasto per la friggitura in abbondante olio di oliva.

L’Abruzzo nel periodo che va da Natale all’Epifania è terra di incantevoli presepi, deliziosi dolci fritti, ma anche di enormi fuochi accesi nelle piazze. Tra questi ultimi abbiamo scelto il Fuoco di Natale di Nerito di Crognaleto, in provincia di Teramo e quello de La Ndoccia di Castiglion Messer Marino, in provincia di Chieti. Il contesto è quello di due bei paesi dell’entroterra i cui abitanti, pur non numerosi, sono molto legati alle proprie tradizioni. Puntano al futuro forti del proprio passato, consapevoli dell’importanza della coesione sociale e dell’orgoglio identitario. Entrambe le comunità accendono enormi cataste di legna nella notte del 24 dicembre, il fuoco sale alto verso il cielo simbolicamente a scaldare il “Re del cielo mentre scende dalle stelle”, ma le fiamme rischiarano la notte e attenuano, ai presenti, il freddo pungente dovuto al clima ed esasperato dall’altitudine.

Tanta gente in piazza a socializzare festosa con il cuore colmo di gioia per la festa dell’indomani e la pancia riempita dal cenone. A tal proposito c’è da osservare che i piatti tipici serviti nei due centri non sono proprio gli stessi. Molti, infatti, i chilometri che li separano, ma una bontà è presente indistintamente su tutte le tavole: la ventricina. Ci sono però differenze, sia nella preparazione delle cataste di legna e dei sistemi di accensione dei due fuochi con influenza sugli effetti spettacolari, che nella preparazione della ventricina: quella teramana è carne suina spalmabile mentre quella chietina è insaccata. Gustosissime entrambe!

Stupefacenti luoghi, piazze fisiche e non virtuali, tradizioni autentiche e inalterate, enogastronomia stellare e tanto calore umano e non solo. Questa è la magia della terra d’Abruzzo.

 

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