di Lisa Ridzén, Traduzione di Laura Cangemi,
Neri Pozza – pp. 336, euro 20,00
La vita dell’ottantanovenne Bo trascorre placida e sbiadisce insieme alle stagioni. A rompere la solitudine restano le passeggiate con Sixten, le chiacchiere con gli assistenti domiciliari, le telefonate con Ture e le visite del figlio Hans, che ormai prende ogni decisione al posto suo. Questi gli ingredienti della storia; ben più complesso invece l’impianto narrativo, dove i brevissimi appunti registrati da chi passa a trovarlo si alternano al suo lungo monologo. In realtà, l’uomo si rivolge a un “tu” sin dalla prima riga, ma non a quello del lettore; parla a sua moglie Fredrika, a cui la vecchiaia ha tolto la memoria e la possibilità di vivere a casa: tutto ciò a cui Bo prova ad aggrapparsi. Vero e proprio caso editoriale in Svezia, il romanzo di Lisa Ridzén è un racconto crudele e tenero allo stesso tempo; troppo reale per essere digerito senza soffrire, troppo sincero per essere ignorato.
