Quando ci travolge la collera

“Mi sono arrabbiato perché hai detto quella frase!”. Non è vero. Dovremmo ammettere, invece, che quella frase è andata a colpire uno strato problematico della nostra psiche, determinando reazioni incomprensibili ed esagerate. Allora, teniamo presenti due cose.

Prima osservazione. La collera è un corto circuito relazionale. Nel rancore viene alterata la percezione che abbiamo dell’altro. Quando una persona è arrabbiata, diventa incapace di ascoltare e di esprimersi efficacemente. Può lasciarsi andare ad affermazioni e comportamenti che feriscono gli ascoltatori, lacerando gravemente la relazione. Inoltre, cedendo alla collera, la persona offesa offre all’aggressore il vantaggio di trasformarsi in vittima, conferendogli uno status di forza. Accadrà così che sarà l’offeso a dover chiedere scusa, e il motivo scatenante del conflitto passerà in secondo piano.

Seconda osservazione. Il motivo della collera non è evidente. L’irritazione, infatti, è un sentimento secondario. Proviene sempre da un’emozione primaria, che costituisce la vera causa del comportamento collerico. Per questo, dopo un episodio di collera, dovremmo esercitarci a risalire la catena delle cause e chiederci perché ci siamo alterati. Noteremo che spesso la causa prima della collera è il desiderio di essere considerati. Un paradosso: più ci siamo amati, più ci sentiamo offesi.

Ad esempio, un padre va in escandescenze quando la figlia rientra tardi la notte, adducendo come motivo l’apprensione per le sue compagnie poco affidabili. Poi, a un’analisi introspettiva, il genitore finisce per ammettere che, in realtà, lo preoccupa la perdita della centralità nei sentimenti della figlia.

Alcuni consigli. Le valutazioni negative vanno estirpate sul nascere con una drastica operazione di igiene mentale, in quanto generano momenti d’intensa sofferenza. Innanzitutto, cerchiamo di comprendere il vero motivo del comportamento dell’altro. Poi, troviamo il coraggio di affrontarlo per una chiarificazione pacata. Teniamo presente che chi riesce a prendere in mano la situazione in modo razionale è sempre vincitore. Perché l’offerta del perdono è segno di forza, non di debolezza. Infatti, il motivo per cui offriamo all’altro il perdono non deve essere quello di dimostrarci migliori, ma piuttosto quello di sentirci liberi dalla sofferenza prodotta dal rancore. Infine, mi preme dire una cosa.

Un ultimo consiglio. Quando ci accorgiamo di essere in preda all’ira, conviene rimandare la discussione con espressioni del tipo: “Ne riparliamo quando ci saremo calmati”. La pausa artificiale aiuta a ristabilire la calma interiore e a comprendere meglio le motivazioni dell’altro.

Avvertenza. Nonostante tutte le tecniche psicologiche, è probabile che continueremo a essere travolti dalla collera. In questo caso, non esitiamo a ricorrere alla preghiera. Chiediamo aiuto al Padre riconoscendo la nostra incapacità. C’è una moneta più preziosa della consapevolezza di essere capaci di autocontrollo: quella di ammettere la nostra pochezza, cioè una sana e santa umiliazione.

L'ECO di San Gabriele
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